Duomo in miniatura contro miniatura d'uomo
Postato da EntropiaRock alle 20:43
Buonasera, all'impolverato blog e ai fantomatici lettori. Quest'anno mi è mancata l'ispirazione per il post di fine anno, rimedierò adesso, organizzando un trenino per festeggiare l'arrivo dell'anno nuovo.






PE PE PE PE PE PE PE, PE PE PE PE PE PE, PE PE PE PE PE PEE PE PEE. 



Il trenino ci ha messo tempo ad arrivare. Era Trenitalia.

Insomma, felice anno nuovo a tutti. L'altro giorno ragionavo su quanto sarebbe splendido chiamarsi Felice e far cognome Buonanno. Felice Buonanno, roba da rimanere segregati in casa per tutto il periodo festivo.
Ho trascorso delle buone vacanze, ci volevano proprio due settimane di ozio totale. Ne ho approfittato per leggere The Beatles - L'opera completa, libro che ho adorato per la completezza di informazioni sui miei adorati Fab Four.
E, grazie allo splendido regalo di Jessica, un altro libro si aggiunge alla lista dei Libri-che-devo-assolutamente-cominciare-però-per-via-degli-impegni-scolastici-dovrò-aspettare-un-breve-periodo-di-vacanza: il Satiricon <3. Sento già adorerò quell'opera.Di cose ne son successe, al solito:
  1. Un duomo in miniatura è finito contro una miniatura d'uomo;
  2. il periodo di Beatlosofila si è acuito a dismisura nelle scorse settimana;
  3. Ho scritto una nuova canzone, e mi piace parecchio;
  4. Che figo, non avevo mai provato l'elenco puntato in un post;
  5.  
  6.  
  7.  È divertente lasciare punti vuoti.
La nostra prof. di italiano e latino è intenzionata a farci decidere fin da febbraio il percorso per l'esame. Ho già vagamente in mente cosa fare, ma dovrei pensarci ancora un po' su. Aggiornerò quando avrò qualche lampo di genio, o più semplicemente quando mi andrà. E poi voglio assolutamente organizzare un Rock Fest allo scientifico. Vi terrò aggiornati, keep on rockin!



Grazie.
Postato da EntropiaRock alle 15:51
Cari lettori e trattori, non posso che cominciare questo intervento con un grazie. Un grazie rivolto a una persona davvero speciale: Bea. Torno oggi da tre splendidi giorni a Lecce, passati in assoluta gioia. La gioia di avere avuto la riconferma di quanto sia davvero importante per me, di quanto sia fantastico riuscire a sentirla sempre così vicina, pur vivendo a chilometri di distanza. La gioia di averla conosciuta, la gioia di sapere che lei ci sarà sempre, come io per lei. La gioia di sapere che You're the same as me, we see things they'll never see, you and I are gonna live forever. Giorni meravigliosi, che proverò a riassumere:

Sabato, 5 dicembre

Parto da Caserta alle 9.15, dopo un tranquillo viaggio passato a leggere il libro di Russell e a sentire musica dal fido lettore mp3. La tipa seduta vicino a me era alquanto carina, e ricordo di averla sentita parlar male di Berlusconi con una sua amica. O forse avevo le allucinazioni. Alle 13.46 arrivo a Lecce: aiuto una signora a portar giù il trolley, e vedo arrivare un fulmine, che mi si getta addosso: la mia adorata Bea. Arrivati a casa, ci scambiamo i regali: Animal Crossing per Wii e una canzone, scritta con tutto il cuore, da parte mia, e...un'edizione limitata di plettri con tutte le copertine degli album dei Beatles e degli Oasis, da parte sua. Vi lascio immaginare come ci sia rimasto. Dalle 17 alle 22 siamo in giro per Lecce, e ci dividiamo tra sala tè, libreria e kebabbaro. Momenti salienti: io che scambio una rumorosa banda di Babbi Natale per dei dinosauri, all'urlo di: "Arrivano i VELOCIRAPTOR!"; la lettura ad alta voce (con giusto un filo di sarcasmo) dell'interessantissimo libro "La filosofia di Twilight", vicino a delle bimbette che ammiravano i quattro romanzi; il concorso Miss Kebab con annesse foto, indetto al momento, e la mutazione di Bea in una pericolosa creatura mangialberi. Tornati a casa, ci dedichiamo alla cura della città di Animal Crossing, chiamata ZanTamar (sicuramente più interessante del paesino reale che ha ispirato il nome) e alla visione di Lavori Sporchi, programma che mi ha traumatizzato: la puntata era dedicata al riciclaggio delle mucche morte, e da allora posso dirmi seriamente spaventato da esse: le sogno ogni notte, vogliono uccidermi. Saranno loro a causare le fine del MUUUndo. Poco dopo, a nanna, e mi addormento più felice che mai.

Domenica, 6 dicembre

Giornata passata a casa, tra gare di barzellette e la visione di Zoolander ("Quello è Hansel! Va un casino, quest'anno!") e di Shining, divenuto inevitabilmente anch'esso occasione per proferir cazzate di ogni tipo.

Lunedì, 7 dicembre

Un'altra meravigliosa giornata, all'insegna di diversi animali mitologici incontrati qua e là. Come le oche in libreria, davanti una specchiera, che hanno esclamato: "Oh, ecco la parte migliore di 'sta libreria, lo specchio". O gli splendidi esemplari di CHUPACONO al McDonald, ossia dei tamarri che tentavano di abbordare le ragazze leccando in maniera oltremodo sensuale il gelato. Inutile dire del loro fallimento più totale. Ma osservarli in azione è stata una cosa divertentissima. Unica nota negativa: la fotocamera, per motivi ignoti, non ne vuole più sapere di funzionare: mi toccherà mandarla in assistenza.

Martedì, 8 dicembre

Il giorno del ritorno. Una splendida mattinata passata insieme, a fare foto di ogni tipo, con quelle dannate ore 12 che si avvicinavano sempre di più. E il momento dei saluti, con tanto di lacrimoni che volevano uscir fuori. Forse la parte peggiore è stata una volta salito in treno: ero davvero sull'orlo dello scoppiare in lacrime. Ma non piangevo solo perché mi mancava, no: pur vivendo alquanto lontani, riesco a sentirla sempre incredibilmente vicina. Piangevo perché mi sono sentito incredibilmente felice. Piangevo per la gioia. La gioia di potermi dire incredibilmente fortunato nell'aver conosciuto una persona come lei. La gioia dettata dalle considerazioni su quanto sia splendida l'Amicizia, e su quanto la felicità sia davvero raggiungibile, in vita. In quei momenti, in treno, è stato come essere in apnea, per poi riprendere fiato: e l'ossigeno altro non era che lei, Bea. Perché per lei ci sarò sempre, e non finirò mai di ringraziarla per il semplice fatto che esista. Perché I think you're the same as me, we see things they'll never see, you and I are gonna live forever. Ti voglio bene, Bea.


Oasis - Live Forever

Maybe
I don't really want to know
How your garden grows
'Cos I just want to fly 
Lately did you ever feel the pain?
In the morning rain
As it soaks it to the bone

Maybe I just want to fly
Wanna live I don't wanna die
Maybe I just want to breath
Maybe I just don't believe
Maybe you're the same as me
We see things they'll never see
You and I are gonna live forever

Maybe
I don't really want to know
How your garden grows
'Cos I just want to fly 
Lately did you ever feel the pain?
In the morning rain
As it soaks it to the bone

Maybe I will never be
All the things that I wanna be
But now is not the time to cry
Now's the time to find out why
I think you're the same as me
We see things they'll never see
You and I are gonna live forever

We're gonna live forever
Gonna live forever
Live forever
Forever
Ma il cielo è sempre più blu
Postato da EntropiaRock alle 17:06

Salve, affezionati e forse influenzati lettori! Anche stavolta pensavate di esservi sbarazzati di me, nevvero? Ma è solo la mancanza di ispirazione che mi impedisce di scrivere. Dopotutto, i risultati migliori nella scrittura si hanno quando si sente di aver bisogno di scrivere, senza forzature. E infatti chi mi obbliga ad aggiornare più spesso questo blog? La domanda è retorica, non serve rispondere.

Insomma, oggi ho ritrovato l’ispirazione, e da un po’ anche l’inspirazione: sono stato più di una settimana con una tosse atroce, che mi impediva di dormire tranquillamente. E ne sono successe di cose, in questo periodo, oh se ne sono successe! Riflettevo poco fa sulle potenzialità del blog: oltre alla possibilità di sfogare ciò che si prova, nell’immediatezza, vi è anche un altro risvolto, forse il migliore. Avere, cioè,  nel futuro una descrizione di quello che si provava in passato. E mi sembra davvero simpatica come cosa! Quando da trentenne avrò voglia di rileggere le mie vecchie sensazioni, per esempio, mi basterà digitare l’indirizzo del blog, et voilà. Ho scoperto l’acqua calda, in effetti. Ma è una riflessione che mi ha dato in qualche modo ispirazione, quindi ben venga. O Ben Hur.

In questo periodo mi sento davvero bene. Sono in totale pace e armonia con me stesso e con gli altri. C’è solo qualche piccola delusione, derivata dal rapporto con una certa persona, che mi piacerebbe sanare, ma non è una questione così incisiva. In questa situazione, l’unica cosa da fare è aspettare qualche segno spontaneo. Come sono enigmatico, uhuh.

A scuola va davvero tutto alla grande: pensavo che il quinto anno si sarebbe rivelato difficilmente gestibile, invece si sopravvive benissimo. Ma sicuramente dipende anche dal fatto che siamo ancora agli inizi. La filosofia mi prende sempre di più: forse quest’anno troverò molti più filosofi simpatici rispetto gli anni passati. Il bello è che ogni loro visione in qualche modo si può accordare, tranne casi particolare di contrasto insanabile. E ci sono parti in cui mi ritrovo anch’io: di Kant ho apprezzato il lavoro gnoseologico, davvero organico e per niente contorto, mentre avrei da ridire su alcuni punti della morale, a parte il dovere per il dovere, un bellissimo concetto. Come quello dello streben di Fichte, la tensione verso l’infinito: tutta l’importanza sta nello sforzo, non nel conseguimento dell’agognata libertà. Concetto con cui mi trovo in qualche modo d’accordo, se liberato dalla puzza di Romanticismo: per me non è importante quel che sarà una volta terminata la vita; ciò che conta è il mentre, è il vivere giorno dopo giorno, l’assaporare le sensazioni che si provano in determinati momenti, e l’esserne consci. Forse un po’ Epicurea come cosa, e in effetti mi è sempre piaciuta come filosofia. Anche il mio interesse per la letteratura, italiana e inglese, è aumentato quest’anno. C’è Foscolo, che probabilmente si confermerà l’autore preferito del V anno e di cui condivido moltissime idee. Con Leopardi, invece, la mia stima si ferma soltanto al piano puramente letterario: non metterei mai in dubbio che sia stato un grandissimo poeta (tant’è che L’infinito è tra le mie preferite), ma ho una visione davvero diversa della vita. Non voglio certo banalizzare il suo pensiero, eppure non riuscirò mai a comprendere il suo pessimismo. Trovo invece affascinante il suo pensiero degli ultimi anni di vita: quello che verte sull’utopia solidaristica. Ma il punto di partenza è certamente diverso: non penso che il senso dell’unione tra uomini stia solo nel dover fronteggiare l’empia natura, anche perché io non la vedo affatto così; essa non ha alcuna responsabilità, altrimenti si dovrebbe ammettere una finalità nella vita che non percepisco affatto. Siamo noi a dare un senso alla propria vita, siamo noi a prefiggerci obiettivi che forse realizzeremo o forse no, ma io penso non si debba mai cadere nel pessimismo, in ogni situazione. E, soprattutto, penso che la felicità sia più che realizzabile in vita: è un tema che Bertrand Russell ha affrontato nel suo “La conquista della felicità”, la cui introduzione recita:

 "Tutti gli uomini dovrebbero essere felici, tuttavia la felicità è rara. Il grande filosofo inglese insegna in questo libro, in modo piano ed allettante, la via per raggiungerla. Egli traccia al lettore tutto un programma di demolizione, di sgombero, di ripulimento, necessario per rimuovere le cause di infelicità e suggerisce le norme pratiche per realizzare un'esistenza felice. «Bisogna uscire», dice Russell, «da questo maledetto guscio dell'io, che ci soffoca e ci immiserisce, bisogna educarsi a rapporti più simpatici e più magnanimi con gli uomini e con le cose, e spalancare la nostra mente a tutti i venti dell'universo, bisogna appassionarsi al maggior numero di ricerche e di problemi, bisogna adattare il ritmo della nostra vita individuale a quella universale»."  

Un libro che DEVO leggere al più presto. E ne ho davvero tanti altri, arretrati: l’Antologia dei Beatles, di Ian MacDonald; La guerra dei buchi neri, di Leonard Susskind (necessario, perché “io voglio divenire scienziaDo”), L’origine della specie, di Charles Darwin; Il Vangelo secondo la Scienza, di Piergiorgio Odifreddi, e qualcun altro che sicuramente dimentico. L’unico che mi sono concesso, è stato il nuovo di Daniele Luttazzi: La guerra civile fredda, comprato sabato e divorato in due giorni. Stimo sempre di più quell’uomo, e il libro lo consiglio vivamente a tutti: la satira ha un potere immenso, un potenziale apotropaico. Nel capitolo finale, una raccolta di varie interviste, Luttazzi spiega proprio le potenzialità della satira:

Quale credi sia il potere della satira? La satira può “cambiare il mondo”?

La satira è innanzitutto arte: in quanto tale, agisce sulla Storia offrendo all’umanità uno sguardo rinnovato sul mondo; per questo, fin dai tempi di Aristofane, la satira è contro il potere, di cui riesce ad annullare la natura mortifera mantenendo viva nel nostro immaginario quella sana oscillazione fra sacro e profano che chiamiamo dubbio. L’effetto concreto della satira è quello della liberazione dell’individuo dai pregiudizi inculcati in lui dai marketing politici, culturali, economici, religiosi. Il potere si accorge che questo va contro i suoi interessi e ti tappa la bocca. La satira dà fastidio perché esprime un giudizio sui fatti, addossando responsabilità. È sempre stato così ed è un ottimo motivo per continuare a farla.

Vi rimando alla mia pagina di aNobii, per quanto riguarda i libri.

Per non parlare dei film: il primo della lista è sicuramente Into the Wild, che mi attira in una maniera incredibile giusto per una frase tratta da lì: Happiness Only Real When Shared.

È una delle frasi più belle che abbia mai sentito, e riassume il mio modo di vedere la vita. La felicità è reale solo se condivisa. Capite perché non potrò mai trovarmi d’accordo con Leopardi?

Aggiorno spesso il mio album fotografico, visitatelo ogni tanto!

Poi la Musica. Aaaah, la Musica.  Dicoaaah” perché non vi ho ancora raccontato dell’avvenimento principale accaduto in questo periodo. Ma voglio tenervi ancora un po’ sulle spine. C’è un album che mi ha letteralmente rapito in questo periodo: A Sangue Freddo, de Il Teatro degli Orrori. Per me, sono attualmente la migliore band in Italia, e lo hanno confermato con questo lavoro. È impossibile non rimanere colpiti da loro: quale altro gruppo riuscirebbe a citare Baudelaire, Ken Saro Wiwa, Majakovskij, Carmelo Bene e tanti altri con testi sempre incisivi e mai banali? Il tutto accompagnato da una base musicale dalla quale è impossibile non essere catturati. Sempre impegnati e mai indifferenti, una salutare ventata d'aria fresca per la musica italiana.

Infine, è giunto il momento di narrarvi del fantomatico avvenimento: il 5 novembre 2009 c’è stato il nostro secondo-primo live. Ma procediamo con ordine:

A luglio, c’è stato un importante cambio di formazione, nel nostro gruppo. Il secondo chitarrista ci ha lasciati, e sono arrivate due new-entry: un bassista - finalmente! – e un tastierista. Con loro c’è stata subito una grande sintonia: mai come prima siamo riusciti a imparare diversi brani in poco tempo. A malincuore, abbiamo anche deciso di cambiare nome (Entropia mi piaceva davvero parecchio): il nuovo è The Scumbags (preso da When the sun goes down degli Arctic Monkeys).

A metà settembre, ci arriva una splendida notizia: i ragazzi del liceo classico di Santa Maria Capua Vetere, il Cneo Nevio, stanno organizzando una serata, in cui si esibiranno tre gruppi dello stesso classico più alcune guest. I due nuovi acquisti, essendo del Nevio, ci propongono di partecipare, e così è stato. Il Cneo Nevio Rock Fest si sarebbe tenuto il 30 ottobre, a Piazza Bovio, la piazza posta di fronte il liceo. Carichi per la notizia, abbiamo passato due intense settimane a preparare sei pezzi, quando a un certo punto ci arriva la notizia del rinvio della data: il Rock Fest veniva spostato al 5 novembre. Tanto meglio: tempo in più per prepararci. Nel frattempo, grazie alla nostra amica Claudia, siamo anche finiti su Il Mattino, edizione Caserta. E così, anche quel benedetto giovedì è giunto: senza un filo di tensione, saliamo sul palco – siamo stati il terzo gruppo della serata – e…non sarebbe potuto andare meglio. Il pubblico è davvero carico, e ce lo fa sentire, così eseguiamo senza preoccupazioni ogni pezzo. La scaletta scelta è stata:

  1. Starlight, dei Muse
  2. I Miss You, dei Blink 182
  3. Are you gonna be my girl?, dei Jet
  4. Mr. Brightside, dei Killers
  5. One Way Or Another, di Blondie
  6. Live Forever, degli Oasis

Tutto è filato così liscio che, prima di cominciare Live Forever, la cantante mi chiede, stupita: “Ma siamo già alla fine?”. Troverete i vari video sul nostro canale Youtube, tra i link del blog. La nostra pagina ufficiale, invece, è solo su Facebook, per adesso.

È stata davvero una serata fantastica. E quello che l’ha resa tale, è stata senza dubbio una cosa in particolare: la presenza di tutti i miei amici, lì. Con una sola, grande assenza che pesava:  quella di Bea, alla quale ho però dedicato Live Forever (I think you're the same as me, we see things they'll never see, you and I are gonna live forever). Vederli sotto il palco, tutti insieme, tutti uniti a cantare, è stata senza dubbio la cosa che mi ha reso più felice. Happiness Only Real When Shared. E allora sì, posso davvero, davvero dirmi felice. Perché sono circondato da splendide persone, da ottimi amici. Perché con loro condivido tutto, ogni sensazione, ogni dubbio. Perché grazie a loro il cielo è sempre più blu. E allora, non posso che lasciarvi con “Ma il cielo è sempre più blu”, del grande Rino Gaetano. Keep on rockin!


Rino Gaetano - Ma il cielo è sempre più blu

Chi vive in baracca, chi suda il salario
chi ama l'amore e i sogni di gloria
chi ruba pensioni, chi ha scarsa memoria
Chi mangia una volta, chi tira al bersaglio
chi vuole l'aumento, chi gioca a Sanremo
chi porta gli occhiali, chi va sotto un treno
Chi ama la zia chi va a Porta Pia
chi trova scontato, chi come ha trovato
na na na na na na na na na
Ma il cielo è sempre più blu uh uh, uh uh,
ma il cielo è sempre più blu uh uh, uh uh, uh uh...
Chi sogna i milioni, chi gioca d'azzardo
chi gioca coi fili chi ha fatto l'indiano
chi fa il contadino, chi spazza i cortili
chi ruba, chi lotta, chi ha fatto la spia
na na na na na na na na na
Ma il cielo è sempre più blu uh uh, uh uh,
ma il cielo è sempre più blu uh uh, uh uh, uh uh...
Chi è assunto alla Zecca, chi ha fatto cilecca
chi ha crisi interiori, chi scava nei cuori
chi legge la mano, chi regna sovrano
chi suda, chi lotta, chi mangia una volta
chi gli manca la casa, chi vive da solo
chi prende assai poco, chi gioca col fuoco
chi vive in Calabria, chi vive d'amore
chi ha fatto la guerra, chi prende i sessanta
chi arriva agli ottanta, chi muore al lavoro
na na na na na na na na na
Ma il cielo è sempre più blu uh uh, uh uh,
ma il cielo è sempre più blu uh uh, uh uh,
ma il cielo è sempre più blu
Chi è assicurato, chi è stato multato
chi possiede ed è avuto, chi va in farmacia
chi è morto di invidia o di gelosia
chi ha torto o ragione,chi è Napoleone
chi grida "al ladro!", chi ha l'antifurto
chi ha fatto un bel quadro, chi scrive sui muri
chi reagisce d'istinto, chi ha perso, chi ha vinto
chi mangia una volta,chi vuole l'aumento
chi cambia la barca felice e contento
chi come ha trovato,chi tutto sommato
chi sogna i milioni, chi gioca d'azzardo
chi parte per Beirut e ha in tasca un miliardo
chi è stato multato, chi odia i terroni
chi canta Prévert, chi copia Baglioni
chi fa il contadino, chi ha fatto la spia
chi è morto d'invidia o di gelosia
chi legge la mano, chi vende amuleti
chi scrive poesie, chi tira le reti
chi mangia patate, chi beve un bicchiere
chi solo ogni tanto, chi tutte le sere
na na na na na na na na na
Ma il cielo è sempre più blu uh uh, uh uh,
ma il cielo è sempre più blu uh uh, uh uh, uh uh...

L'ultimo primo giorno di scuola
Postato da EntropiaRock alle 20:51
Salve, miei cari lettori. Oggi, 14 settembre 2009, è ricominciata scuola. Avrei voluto dirlo con un periodo più articolato, ma non mi va di pensare a come modificarlo. Proverò a narrarvi la giornata di oggi.

Questa mattina mi son svegliato
O BELLA CIAO, BELLA CIAO, BELLA CIAO CIAO CIAO

No, non era proprio così. Riproviamo.

Mi sveglio la mattina
RIPETUTAMENTE

No, no. Neanche così. Proviamo con l'inglese.

Well, I woke up this morning
AND I GOT MYSELF A BEER

Bah, non si può neanche più cominciare un intervento in santa pace. Ad ogni modo: dopo una serata passata a vedere Harry Potter e l'Ordine della Fenice, che ha fatto nascere in me la voglia di entrare in classe urlando "STUPEFICIUM!" contro il primo professore che avrei beccato, riesco a prendere sonno relativemente in fretta, per poi svegliarmi alle 7:15. Cosa decisamente tragica, dopo tre mesi di risveglio alle 10. Ma non importa, mi riabituerò in fretta. Giunto finalmente a scuola, mi trovo un po' spaesato, visto che non trovo nessuno dei miei amici lì. Ma tempo cinque minuti che arriva il primo: Andrea, che purtroppo dovrà ripetere la quarta, assieme a tanti altri. Quest'anno, infatti, ci ritroviamo con una classe seriamente decimata. Pian piano arrivano anche gli altri: Jessica, Valeria, e poi Yuri, Simmaco, Vincenzo Zotti, Marco, Mario, Giovanna, Anna, Vanessa, Vincenzo Creo, Peppe. Vederli, anzi, vederci tutti insieme mi ha reso malinconico: molti di loro non sono più con noi. Si prospetta davvero un anno noioso. Entriamo, alle 10.15, e ci ritroviamo nell'aula che l'anno scorso era affianco alla nostra: piccolissima, ma realizziamo che si addice a noi, visto che siamo rimasti solo in 14. Il primo professore che vediamo è quello di storia e filosofia, una bravissima persona. Gli raccontiamo un po' delle nostre vacanze, dei libri letti (si illumina in volto quando gli dico di aver letto Il Manifesto del Partito Comunista di Marx ed Engel) e ci illustra quello che sarà il programma di filosofia di quest'anno, che si prospetta davvero interessante. Le ultime due ore le passiamo invece con la prof di matematica che, spinta da un'incredibile vitalità, comincia a spiegarci le funzioni esponenziali. Il primo giorno di scuola. Mioddio. È stata una bella giornata, tutto sommato. Ci sono stati momenti decisamente divertenti: la tattica strategica per accaparrarci il posto migliore (l'ultimo banco della fila a sinistra, vicino la finestra, con visuale sul campo di calcio), le innumerevoli stronzate proferite, le cerbottane fallite. E tutto questo con loro, i miei migliori amici, fortunatamente tutti presenti quest'anno. Grazie a loro questa nuvola di malinconia andrà pian piano via. Ci aspetta un anno decisivo. Time is on my side.


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Se una notte d'estate un blogger
Postato da EntropiaRock alle 21:35

Stai per cominciare a leggere il nuovo post “Se una notte d’estate un blogger” di Pako. Rilassati. Raccogliti. Allontana da te ogni altro pensiero. Chiudi le altre finestre di Mozilla Firefox, o Internet Explorer. Metti lo stato “Occupato” su MSN, ignora le notifiche di Facebook. Prendi la posizione più comoda: seduto su una tipica sedia da scrivania, davanti al tuo computer fisso, o disteso lungo il letto, comodo grazie al tuo portatile. O anche in bagno, perché no? Regola la luminosità dello schermo in modo che non ti afatichi la vista. Fallo adesso, perché appena sarai sprofondato nella lettura e comincerai a bestemmiare per l’odioso font bianco su sfondo nero, ti rovineresti l’umore. Cerca di prevedere ora tutto ciò che può evitarti di interrompere la lettura. Le sigarette a portata di mano, se fumi, il portacenere. Il crocifisso stretto nella mano, se fumi qualcosa di più pesante. I coniglietti rosa e Lucy nel cielo con i diamanti, se vai proprio giù di acidi. Non che t’aspetti qualcosa di particolare da questo post. Ci sono tanti che riescono a scrivere cose nettamente migliori. Ma hai visto sulla home di Splinder che è stato aggiornato questo blog (o forse ti è stato comunicato dall’autore stesso?), e la cosa ti ha incuriosito parecchio, poiché Pako non pubblicava post da un po’ di tempo. Dopotutto, perché privarsi del piacere della lettura dei fatti altrui? Lasciati cullare dalle note di Light My Fire, dei Doors. O forse non ti garba questo pezzo? Se così fosse, puzzi. Ma è questione di gusti, si sa. Se segui questo blog da un po’, sai già dove trovare il lettore: tra l’elenco “Wishes” e quello degli ultimi commenti. Se invece sei un nuovo lettore, vai su e giù con la scroll bar, e ti soffermi prima a leggere i vari elenchi. Scopri così i gusti dello scrittore: cosa ama, cosa non sopporta, che libri legge, che musica ascolta. Dai anche una rapida sbirciatina ai vecchi interventi: ma quello che ti interessa davvero è l’ultimo pubblicato, decisamente più lungo degli altri. Lo leggerai davvero fino alla fine? Chissà. Sarà una delusione? Vediamo. Magari in principio provi un po’ di disorientamento (o, più realisticamente, ti si annebbierà la vista per quel fottuto font bianco su sfondo nero). Ma poi prosegui e ti accorgi che il post si fa leggere comunque, indipendentemente da occhi che lacrimano, è l’intervento in sé che ti incuriosisce: trovarti di fronte a qualcosa che ancora non sai bene cos’è.

 

 

Se una notte d’estate un blogger

 

L’intervento comincia con il racconto della festa di compleanno di tale Pako, che ha compiuto 18 anni lo scorso 20 luglio. Dopo aver passato la notte ad aggiornare il suo blog, mi alzo alle 10 del mattino, al suono della dannata sveglia del cellulare, precedentemente programmata da me. Ho poco da lamentarmi, però: mi aspetta una lunga e frenetica giornata. Do un’occhiata fuori dalla finestra: anche San Tammaro sembra più interessante, oggi. Ahah, no, ho solo più senso dell’umorismo del solito. Faccio un’abbondante colazione, e penso che la vita debba essere vissuta tutta per poterne assaporare il vero gusto. Proprio come i cereali Nesquik: se ne mangi uno solo, sentirai ben poco; ma già un cucchiaio lascia intuire il loro vero sapore. Ammiro per qualche minuto il libro dei Beatles che mi è stato donato, dando una sbirciatina alla sezione testi, soffermandomi in particolare su “Dig A Pony” e “Oh! Darling”, le canzoni che più mi intrippano al momento. Mi fermo poi a pensare che sarebbe davvero bello riuscire a suonare una delle due alla festa, stasera. Ma non è stato possibile provarle e, soprattutto l’ultima, è davvero difficile da cantare (a quanto pare, Paul McCartney ha passato diverse ore a urlare perché gli venisse una voce più rauca, prima di registrarla). Lo sguardo cade poi sull’orologio: si sta facendo tardi, sono ancora in pigiama e quasi sicuramente presto arriveranno i primi parenti semi-sconosciuti a farmi gli auguri. E infatti è stato così. Un telo mare, da due vicine di case. Una fighissima maglia nera, da un’altra che abita nella mia stessa traversa. Regali tutto sommato apprezzabili, insomma. Ma la mia mente è costantemente occupata dal pensiero di quel che sarà la serata: riuscirà bene, la nostra esibizione? Entro quanto gli invitati fuggiranno via? Già, perché toccherà a me cantare, stavolta. Mi rilasso facendo uno shampoo e bestemmiando, come sempre, contro i miei stupidi capelli: mai che vadano come voglio. Mi guardo allo specchio: sono tranquillo, tutto sommato. Ma è ormai ora di pranzo, un pranzo velocissimo: non ho molta fame, considerando la probabile abbuffata di stasera. Stasera, stasera, stasera: non faccio che ripetere “stasera”. Si nota che non vedo l’ora arrivi? C’è da aspettare ancora qualche ora. E, soprattutto, ci sono gli ultimi preparativi da affrontare. Passo il pomeriggio dando una mano ai miei a sistemare tavoli, sedie, festoni e altra roba tipica da festa. Non finirò mai di ringraziarli: mi hanno dato la possibilità di festeggiare a casa, ed è una cosa che apprezzo molto. Non mi è mai piaciuta l’idea di festeggiare in un locale, non saprei dire perché. Sta di fatto che sento molto più intima una festa in casa, circondato da tutte le persone più importanti per me. Anche se stasera ci saranno due grandi assenti.. Ma l’affetto va davvero al di là di ogni limite spazio temporale: una frase molto “Battiato”, devo dire. Mi mancate davvero, Bea e Laura. Il tempo passa davvero velocemente, quando si è presi a fare qualcosa. Sono ormai le 17, ed è ora di sistemare gli strumenti. Suonano al citofono: è Damiano, il nostro bassista. Gli avevo detto di venire prima, così da avere più tempo per provare. Chiamo poi Cuggino, e insieme sistemiamo gli strumenti: la batteria mista montata per l’occasione è qualcosa di incredibile. Sistemiamo tutto al meglio, ottimizzando spazi e evitando che le prolunghe varie siano d’intralcio. Appendiamo poi il telo preparato il giorno prima, con il nome della band provvisoria che si esibirà: “Le Api Libidinose”, dedicato a Bea. Ammiriamo il lavoro svolto, e ognuno si fionda ai propri strumenti. Imbraccio la mia chitarra, accendo l’amplificatore e attacco il jack: sento già una carica incredibile scorrermi dentro. Lo dicevo io, che dovevamo controllare meglio le prese della corrente! “È bello sapere che dove finiscono le mie dita debba in qualche modo iniziare una chitarra”, De André ha proprio ragione. L’acustica, in cortile, è sublime: basso, chitarra e batteria rimangono ben distinguibili, ma l’affiatamento che c’è tra di noi riesce a far amalgamare i diversi suoni. Passiamo un’ora a provare, stando ben attenti agli attacchi iniziali, quelli che nascondono più insidie. Ed ecco che, ancora una volta, il tempo vola via in nulla: sono già le 19, e ho bisogno di un’altra doccia. Lascio Cuggino e Damiano e mi fiondo sopra, dove mi attende un altro pit stop: la cara signora Angelina mi ha portato un altro regalo, un portafogli (mi serviva proprio, non ne avevo ancora uno). La ringrazio, ma devo davvero darmi una mossa. Corro a fare questa beneamata doccia: ne avevo proprio bisogno, dopo questo frenetico pomeriggio. Mi guardo ancora una volta allo specchio: sembro ancora tranquillo. E in effetti lo sono: di cosa dovrei preoccuparmi? La festa andrà più che bene, se sarò quanto più rilassato possibile. Indosso i jeans, la camicia e le mie amate Converse. Sono pronto. Torno giù e –tempo 5 minuti- arriva il primo invitato: Alessandro. Cominciamo a progettare un duetto in “Il mondo prima”, e l’idea mi piace alquanto. Ancor più quando si aggiunge anche Giulio, arrivato poco dopo, che mi propone la stessa cosa: insomma, saremo in tre a cantarla (per essere quanto più fedeli ai Tre Allegri Ragazzi Morti). E così, pian piano arrivano tutti: Enzo e Fabio, rispettivamente il chitarrista e il secondo bassista delle Api Libidinose, e tutti i miei più cari amici. Il cortile è proprio sistemato bene: da un lato, i vari amici, piazzati proprio di fronte alla zona musicisti; dall’altro, i vari parenti. Apprezzeranno quel che suoneremo? Certo che no! Come minimo, ci prenderanno come indemoniati. E non suoniamo neanche metal! Assieme agli ultimi amici arrivati, c’è anche un pacco alquanto grande: lo aprirò a fine serata, però. Ora è giunto il momento che tanto aspettavo: cominceremo a suonare e apriremo con “Nuotando nell’aria”: ecco, i sedicesimi sul charleston, e le prime splendide parole del testo (“Pelle/è la tua proprio quella che mi manca/in certi momenti e in questo/momento è la tua pelle ciò che sento/nuotando nell’aria”). A cantare questa prima parte c’è Anna: collaboreremo in tre, per questo pezzo. Ecco arrivare la mia parte di chitarra, l’arpeggio che seguirà quasi tutta la canzone. C’è poi la parte della “furia elettrica”: scarica la tensione come non mai. E ancora lo scorrere del bellissimo testo (“Nel letto/aspetto ogni giorno un pezzo di te/un grammo di gioia/del tuo sorriso”), in quel punto interpretato da Giulio. Così via, fino alla parte che spetterà a me cantare: dopo uno scambio in Mi di terza, quinta e sesta, e un altro simile in La ecco arrivare la parte che reputo la migliore. Un’ovazione inaspettata mi travolge: quei pazzi dei miei amici s’erano messi d’accordo per applaudirmi appena avrei cantato. La parte finale è proprio la migliore. Chiude il pezzo un altro accordo di Mi maggiore, accompagnato dal crash della batteria. E la prima canzone è fatta. Ringrazio il caloroso pubblico, e corro ad approvvigionarmi: sono infatti arrivati i primi viveri, come pizzette e calzoni. Ho alquanto fame, in effetti. Ma subito mi ritrovo con la chitarra a tracollo: è ora di Valvonauta, altro pezzo che adoro. Apro io, subito seguito dagli stacchi di Cuggino. A cantare ci saranno solo Anna e Giulio, stavolta. La canzone riesce benissimo; c’è anche mio zio, a filmarci. Ha praticamente lavorato da fotografo, tutta la serata. Ormai ogni briciolo di ansia è andato via: niente è andato storto, e l’accoglienza è stata delle migliori. È poi il turno di “Il mondo prima”, che canterò assieme ad Ale e Giulio. Non esagero dicendo che forse è il pezzo riuscito meglio di tutta la serata. Ci dividiamo le parti nelle strofe, per poi cantare a squarciagola il ritornello. Mi è davvero piaciuta, questa esibizione. Seguono, infine, “Help!” e “Live Forever”, gli ultimi due pezzi, cantati interamente da me. I Beatles vengono decisamente apprezzati anche dal parentame: impossibile, dopotutto, che non la conoscessero. Ma è “Live Forever” il pezzo a cui tengo di più: è la mia preferita degli Oasis, con un testo splendido. L’inizio, solo batteria, il tempo portato sulla campana del ride e lo scambio tom-grancassa, e poi il Sol maggiore con il bellissimo “Maybeeee”, che apre la canzone. E così mi ritrovo a cantare queste splendide parole (“Forse non sarò mai quel che ho sempre desiderato essere, ma non è tempo di piangere, è ora di capirne il perché. Penso tu sia uguale a me, vediamo cose che gli altri non vedono, tu ed io vivremo per sempre”). Mi vengono i brividi. E poi lo splendido assolo. Ahh, quanto adoro questa canzone. Si tratta dell’ultima canzone in scaletta: incredibile a dirsi, ma l’orologio segna già le 23.30. Ora è il momento della torta, e delle foto. E della scoperta del regalo, che è stato davvero al di là di ogni mia previsione: un televisore lcd da 19 pollici. I miei amici sono pazzi, dei pazzi! Li ringrazio di cuore, e passiamo gli ultimi momenti della serata tra fotografie, pezzi di torta (spesso dati in faccia a qualcuno) e qualche fuoco d’artificio, che da quel tocco di megalomania che proprio mancava alla festicciola. Ormai fattasi mezzanotte e trenta, saluto i vari amici che pian piano vanno via, e do una mano a togliere le prima cose. La festa è stata stupenda. Una delle serate più belle di sempre. Torno su, assieme ai miei, verso l’una. Metto il pigiama, vado a letto. Spengo la luce, chiudo gli occhi, sorrido e mi addormento, felice. E sogno.

 

Capitolo II

 

Hai già letto quasi due pagine di Word e il racconto ti sta piacendo. A un certo punto, mentre tenti di andar più giù e continuare a leggere, ti accorgi che la scroll bar ti riporta allo stesso punto. “È un errore del browser, o un errore di caricamento”, pensi, e non trovi altra soluzione che aggiornare la pagina. Porti il puntatore sul tasto “aggiorna”, aspetti due minuti e…guardi stranito il monitor: dopo aver aggiornato la pagina, il racconto che stavi leggendo prima è scomparso. Quello che trovi adesso ha un inizio totalmente diverso, e sembra non essere minimamente collegato a quello precedente. Provi a tornare indietro, ma il browser ti riporta sempre nello stesso punto. Cosa può essere accaduto? Il proprietario del blog ha rimosso il post mentre lo stavi leggendo, per sostituirlo con un altro? Ti rendi conto che c’è ben poco da fare: anche se quel racconto ti stava davvero prendendo, non puoi fare nulla per tornare a leggerlo. Decidi così che forse vale la pena cominciare a leggere quello nuovo, non senza qualche imprecazione.

 

Fuori dall’abitato di Mario

 

Quando c’è da decidere qualcosa, soprattutto se si tratta di posti carini dove passare una giornata, ci si può rendere conto della vera natura dell’uomo: <<Andiamo in piscina!>>, <<Ma no, c’è Ivan qui e ci rinchiudiamo in una piscina? Portiamolo in giro>>, <<Napoli sarebbe un’ottima idea>>, <<Anche la Reggia di Caserta>>, <<La Reggia domani è chiusa>>. Si cerca sempre di far valere la propria proposta, utilizzando mezzi degni della miglior (o peggiore?) retorica: screditare l’idea dell’altro, mostrandola come inattuabile o pericolosa, lodare la propria come la migliore, alzare il tono della voce, arrivare anche ad attacchi personali. Il confronto è il sale della vita, e dico “sale” proprio perché dà quel tocco in più di sapore, che può essere interpretato in maniera diversa da persona a persona: a qualcuno potrebbe far sembrare la portata principale un po’ troppo salata, mentre per altri, senza qualche sporadica litigata, sembrerebbe troppo insipida. Se non si vuol rischiare un aumento repentino di pressione, però, si deve saper dosare la quantità: ed è lì che entra in gioco l’individualità di ogni persona, a cui potremmo attribuire la metaforica immagine del dosatore, per l’appunto. Ognuno decide la certa quantità da mettere, a seconda dei propri gusti, così che ogni piatto non potrà mai essere uguale a quello dell’altro: ci sarà sempre qualche molecola di sale in meno, o in più. Continuando su questa stessa linea, si può così attribuire l’immagine del tavolo alla vita sociale: quando si mangia insieme, si condivide infatti il tavolo: pur occupando spazi diversi, ci si trova a mangiare sulla stessa superficie. Per questo motivo, nessuno dovrebbe pretendere più spazi di qualcun altro, perché a tavola si è tutti uguali, rotonda o rettangolare che sia. Fortunatamente, questo tipo di precauzioni può essere facilmente arginato da quella particolare cosa che è l’amicizia: quando si è tutti amici, infatti, basta anche una semplice occhiata per far capire all’altro quel che si desidera e quel che si prova. Quando si è amici, nessuno farà storie per versarti un bicchiere d’acqua, o per passarti del pane. Ed è lì che si capisce che nessun tipo di litigio può far crollare le solide basi di un’amicizia, che un posto vale l’altro, perché insieme si riuscirebbe a divertirsi anche nel deserto del Sahara. Se è vero che “Parigi val bene una messa”, è anche più vero che “Un’amicizia val bene Parigi”. E così alla fine si trova l’accordo, e, al termine della giornata passata in compagnia, si è comunque felici che si sia scelto così. Ecco perché a tavola c’è sempre una cosa che non dovrebbe mai mancare: l’affetto. Perché i salumi sono buoni, dopotutto.

 

Capitolo III

 

Sentir parlare di sale, pane e salumi ti ha fatto venire un certo languorino. Anche se il racconto non è ancora finito, decidi di assecondare questa richiesta del tuo organismo e, con svogliatezza, ti dirigi verso la cucina, pronto ad affrontare quel magnetico elettrodomestico che è il frigorifero. Ogni volta che ti ritrovi davanti ad esso, questi ti comunica un senso di rispetto e mistero: non sai mai cosa potrai trovarci dentro. Afferri la maniglia e lentamente apri: ecco la luce accendersi, e mostrarne il contenuto. Noti subito uno di quegli snack tipicamente estivi, e decidi di combinarlo con un bicchiere di tè fresco. Soddisfatto per la rara subitanea scelta, torni al pc, ma lì ti attende una spiacevole sorpresa: il browser ha appena dato errore, e l’unico modo per risolvere la cosa è riavviarlo. Seccato, svolgi l’operazione richiesta, e ti ritrovi sulla tua home page. Digiti nuovamente l’indirizzo del blog, che ti è ormai entrato in testa (l’autore non ha molta fantasia, dopotutto), gesto che è accompagnato da una nuova imprecazione: anche l’intervento di prima sembra essere scomparso, sostituito da uno totalmente nuovo. Quasi cominci a credere all’idea del complotto, o più realisticamente all’idea che l’autore sia un eterno indeciso. Guardi con compassione lo snack e il bicchiere di tè, e decidi che un’altra lettura non può farti del male.

 

Sporgendosi dalla costa laziale

 

Stare ad osservare il mare, con l’infrangersi delle onde sulla spiaggia, è una delle poche cose che apprezzo dell’andare in spiaggia, d’estate. Quell’infinita massa di acqua, così ferma e al tempo stesso così mutabile riesce a trasportarmi in pensieri profondissimi, uno dei miei passatempi preferiti. Se poi si è in compagnia, condividerli è ancora più affascinante.

<<È bizzarro pensare che tuffandosi da una certa altezza l’acqua possa essere dura come del cemento>>,

<<Il mare è sempre stato un potenziale killer: basta pensare alla forza delle onde. Ne è stata la prova lo tsunami del 2004, nel sud-est asiatico. Ti rendi conto di quanta forza abbia sprigionato?>>,

<<Ha praticamente raso al suolo l’intera costa, ed è stato così forte da aver leggermente spostato l’inclinazione dell’asse terrestre>>,

<<Dev’essere stato spaventoso, vedere il mare ritirarsi per chilometri dalla costa. Eppure non tutti si sono allarmati, sul momento>>,

<<Considera che una cosa del genere è sempre inaspettata>>,

<<La natura, comunque, può sprigionare un’energia incredibile. L’uomo potrebbe davvero guadagnarci in termini di denaro e di rendimento energetico, se sfruttasse maggiormente le energie rinnovabili>>,

<<Il solo tappezzare il deserto del Sahara di pannelli solari produrrebbe, in un giorno, un’energia tale da illuminare l’intera Europa>>,

<<Pazzesco, pazzesco. E rincorriamo sempre risorse obsolete, semplicemente perché in gioco ci sono interessi economici stellari>>,

<<Ecco, se si riuscisse a ricavare energia dalla brama di denaro degli uomini, avremmo davvero trovato la soluzione ad ogni problema>>,

<<Tornando al Sole, mi chiedevo: cosa accadrebbe una volta spento?>>,

<<Bella domanda. Fa tanto film catastrofico da Canale 5. È chiaro che è una cosa pressoché impossibile: si prevede che il Sole finirà il suo combustibile tra circa 5 miliardi di anni>>,

<<Lo so, lo so. Ma quali sarebbero gli effetti di uno “spegnimento” improvviso, o di una sparizione?>>,

<<Uhm, innanzitutto, visto che la luce del Sole impiega otto minuti per raggiungerci noi continueremmo non solo a scaldarci ai suoi raggi per altri otto minuti, ma anche a girargli intorno come se niente fosse successo: le onde gravitazionali che attraggono i corpi massicci viaggiano in­fatti anch'esse alla velocità della luce. Solo dopo otto minuti dalla sparizione del Sole piomberemmo nell'oscurità più completa, voleremmo via nello spazio. Se si spegnesse “solamente”, rimarrebbe la questione degli otto minuti per rendercene conto, dopodichè la temperatura scenderebbe drasticamente, fino a -270°, il che farebbe ghiacciare ogni distesa d’acqua. Non so entro quanto le forme di vita potrebbero scomparire, ma non penso in molto tempo. La maggior parte della vegetazione cesserebbe di esistere, visto che è grazie al Sole che sopravvivono. Anche molte specie animali morirebbero in poco tempo>>,

<<Chissà noi esseri umani: saremmo completamente al buio, dunque dovremmo sfruttare ancor più l’energia elettrica. Senza contare la questione della temperatura. Non avremmo molte speranze>>,

<<Al massimo ci si potrebbe rifugiare nel sottosuolo, semmai nelle vicinanze del nucleo>>,

<<Beh, allora comunque vadano le cose, finiremmo tutti all’inferno>>.

 

Capitolo IV

 

Questa serie di congetture ti affascina alquanto: prosegui interessato con la lettura, quando ZAC!, la corrente va via. Non puoi non pensare per un momento che si sia avverata l’ipotesi dello spegnimento del Sole. Ma poi ti accorgi che questo non era tra le conseguenze. Imprecando, ricordi che oggi avrebbero cominciato dei lavori di riparazione, nella zona. Non sai quanto ci vorrà, prima che la corrente torni. Sei impaziente, più che mai. E non perché vuoi finire di leggere la storia di prima, ma perché ormai hai capito come andrà a finire anche stavolta: sai benissimo che, una volta acceso di nuovo il computer, ti troverai davanti a un’altra storia, completamente diversa. E una volta tornata l’energia elettrica, la tua previsione si rivela esatta.

 

Senza temere il vento e la vertigine

 

Non ero mai stato prima d’ora in seggiovia. La sensazione di stare sospesi a metri e metri d’altezza, sentire il vuoto sotto di me, senza provare alcun senso di vertigine (né essere preoccupato dal vento di tempesta che si stava alzando), tutte cose che non avevo mai provato, prima d’ora. Come ci sono finito, su una seggiovia? Sarebbe bene che io parta dall’inizio. Da un po’ di tempo, viaggiare è diventato uno dei miei passatempi preferiti. L’estate, si sa, può essere davvero molto noiosa, soprattutto se la maggior parte dei propri amici è fuori. È in questi periodi che allora viaggiare diventa una necessità, per staccare dalla quotidianità, per arricchirsi di nuove esperienze, per godere della vista di posti mai visti. Sono stato invitato una settimana a Merano, dal mio caro amico Ivan. L’idea mi piacque fin dall’inizio: l’Alto Adige mi aveva sempre affascinato, e finalmente ho l’occasione di vederlo. 5 agosto, ore 6.30: arrivo alla stazione di Aversa, pronto ad affrontare un viaggio di quasi sette ore: l’arrivo è infatti previsto alle 13.00, ma a Verona. Prima infatti, Ivan mi farà da guida lì, nella città dove studia. L’intercity Aversa-Roma è un treno tranquillo: sono praticamente solo in cabina, e mi dedico alla lettura di “Se una notte d’inverno un viaggiatore”, di Italo Calvino. Sarebbe poi diventato uno dei miei libri preferiti: l’autore riesce a giocare con la letteratura stessa, creando un romanzo che non è un romanzo. Un insieme di storie, che non trovano mai fine. Un libro sul piacere della lettura. Ve lo consiglio caldamente. Arrivo alle 8.21 a Roma Termini. Mi tocca aspettare una ventina di minuti, prima di prendere la coincidenza che finalmente mi porterà a Verona. Oblitero il biglietto, e vado subito al binario sul quale è previsto l’arrivo del treno. C’è molta gente ad aspettare lì. Penso a quanto sia variegato, il mondo: ogni persona ha una storia così diversa dalle altre da raccontare. Cosa può nascondersi dietro l’aspetto di ogni persona, lì? Quella signora anziana, con i capelli biondi raccolti, sarà già nonna? Avrà l’hobby dell’uncinetto, o amerà gli sport estremi, come il bungee-jumping? Forse non è il caso di dare corda a questo tipo di considerazioni. L’aspetto non può dire quasi nulla sulla vita di una persona: si può fare una probabile stima, anzi, spesso mi diverto a fare cose del genere. Ma mi rendo conto di quanto sia facile indossare maschere. Ma la cosa non mi scuote più di tanto: il mio è un semplice passatempo. Non ho la pretesa di conoscere la storia di ogni persona, al mondo. Dopotutto, non ne ho neanche voglia. Sono le persone a cui tengo che mi stanno a cuore e delle quali non potrei mai fare a meno. Ma ciò che mi affascina di quel gioco di cui parlavo è sintetizzato dalla teoria dei sei gradi di separazione: qualunque persona può essere collegata a qualunque altra persona attraverso una catena di conoscenze con non più di 5 intermediari. Potrei dunque conoscere quella signora, in qualche modo. Ad esempio: suo figlio potrebbe essere un avvocato, amico di un cameriere, a sua volta amico di una fiorista, sorella di un proprietario di un caseificio, amico del datore di lavoro di mio padre. Affascinante, no? È anche realistico credere che, alla fin fine, tutti si “conoscano” fra di loro: se calcoliamo che in media una persona ha tra le 50 conoscenze, elevando questo numero alla sesta avremo come risultato 15.625.000.000. La popolazione mondiale si aggira invece attorno ai 6 miliardi. Ma, ancora una volta, ciò che mi affascina è giusto la speculazione aritmetica che è fatta su questa teoria. Non che sia davvero così fondamentale poter essere collegato, che so, con Obama attraverso amici di amici di amici. Ma ecco che il treno è arrivato al binario, Stavolta si tratta di un Eurostar. Mi dirigo nella carrozza sulla quale ho il posto prenotato, e una volta salito noto, seccato, che il portabagagli è troppo piccolo per il mio trolley. L’unica soluzione è sistemarlo tra gli spazi dei sedili. Poco dopo, arrivano anche i miei vicini di posto. Un ragazzo e una ragazza che parlavano una lingua o dialetto che sembrava un miscuglio tra veneto, catalano, austroungarico e chi più ne ha più ne metta. Ho poi realizzato che erano portoghesi, più semplicemente. Queste quattro ore le passo ascoltando musica, dal mio inseparabile lettore mp3. Lo accendo, e scelgo subito la riproduzione casuale. Sembra proprio che questo aggeggio mi conosca bene: la sequenza dei brani non poteva essere migliore, con brani che avevo proprio voglia di sentire. E così il suono della batteria e le pennate di chitarra scandiscono i minuti e le ore del viaggio. Sono ormai arrivato a Verona: recupero, non senza fatica, il dannato trolley imbottito, e scendo dal treno. Ivan arriva cinque minuti dopo, accompagnato da Claudia, la prima sua amica che ho conosciuto. Comincia così la nostra escursione veronese. Visitiamo diversi posti, godendo della splendida vista che si ha dai ponti di Verona. Non esito a servirmi di un’altra inseparabile compagna di viaggio: la fotocamera digitale. La fotografia è una delle mie passioni e, unita a quella dei viaggi, non può che farmi girare perennemente con l’obiettivo al collo, ogni volta che visito nuovi posti. Trascorriamo una bella giornata lì: non risento neanche dell’assurdo caldo tipico delle città, o della stanchezza per la lunga camminata. Alle 18 ci tocca prendere il treno che ci porterà a Bolzano, e da lì quello che ci farà finalmente approdare a Merano. Siamo visibilmente stanchi, e approfittiamo di quel paio d’ore di viaggio per riposare le nostre membra, mascella e corde vocali escluse: è l’occasione per una lunghissima chiacchierata, che spazia da argomenti di politica, società, religione fino ad arrivare allo stupore dato dagli assurdi nomi di paesini lungo la linea ferroviaria (Dolcé insegna). Insomma, anche questa tratta passa velocemente, e arriviamo alle 20 a Merano. Faccio la conoscenza dei genitori di Ivan, e dopo una bella doccia, ci rifocilliamo: mi hanno fatto trovare un piatto di pasta con il pomodoro! Dal giorno dopo, comincia la vera e propria vacanza: visitiamo Merano, e riesco a sorprendermi per la cura con cui i parchi sono tenuti, lì. Mi innamoro delle splendide valli, e della meravigliosa vista che si ha dalle montagne. Tutto lì ispira davvero serenità: la calma imponenza dei monti, le distese di verde sulle quali l’occhio ci si può perdere, tutto proprio come me lo immaginavo. Ma le giornate lì sono scandite anche dalla visione di una marea di episodi di Scrubs, e del geniale film di Guzzanti “Fascisti su Marte”, dalle riprese e dal montaggio di uno dei cortometraggi più assurdi di sempre, dalle abbuffate delle specialità del luogo (siano benedetti i kaminwurtzen!), dalle mele verdi rubate per strade, dalle immancabili fermate ad ogni fontana, per dissetarci con acqua che, incredibile a dirsi, è potabile; dalle escursioni in montagna, con tanto di punture di ortica e attraversamento di ruscelli su tronchi non proprio stabili, dal pollo e patatine fritte durante la festa di Maia Alta, dai miei tentativi di convertire Ivan al progressive rock anni ’70, dal deridere le pizze del posto, per poi meravigliarmi per l’assurdo prezzo. È impossibile sintetizzare tutta la vacanza con un breve racconto, sarebbe anche riduttivo. Ciò che posso dire, è che è stata davvero una delle migliori che abbia mai fatto: mi sono divertito più che mai, e posso dire di essere stato davvero a nord (il mio limite, prima, era stata Bologna). È ormai giunto l’11 agosto, giorno della partenza da lì. Ringrazio Ivan e i suoi genitori per la splendida vacanza, e mi sistemo sul treno. Ancora una volta, il viaggio sarà costituito da una tratta in intercity (Bolzano – Bologna) e una in Eurostar (Bologna – Roma). Durante il viaggio in intercity, concludo “Se una notte d’inverno un viaggiatore”, seppur disturbato dai deliri di onnipotenza di una vecchina che blaterava dell’infallibilità della religione cattolica, con gli altri passeggeri che annuivano e sorridevano, forse sperando che così tacesse. Il viaggio in Eurostar è invece più tranquillo: si tratta di un Frecciarossa, uno dei treni più nuovi e, soprattutto, ad alta velocità. C’è anche spazio per il mio trolley, nel portabagagli di quel treno! Arrivo a Roma alle 16.21: ad aspettarmi, ci sono Jessica e Valeria. Ho fatto in modo di far coincidere una loro capatina a Roma con il mio ritorno, così da poter fare l’ultima parte di viaggio con loro. Adoro parlare, e infatti passo tutta la durata del viaggio a raccontare loro della vacanza, felice di essere in compagnia di due delle mie migliori amiche. A Santa Maria c’è Massimo ad aspettarci: lo saluto calorosamente, e mi riaccompagna a casa. Prometto loro che assaggeranno i kaminwurtzen, per ricompensarli. Sono di nuovo a casa. Saluto i miei, che hanno organizzato una pizza per stasera (finalmente una pizza degna di essere chiamata tale!). Mi siedo poi alla scrivania, e mi viene in mente un’idea originale per aggiornare il blog.

Capitolo V

 

Una bella vacanza in montagna è proprio quel che ti ci vorrebbe, con questo caldo assillante dell’ultimo periodo. Poi ti volti di 60 gradi, e noti la presenza del migliore amico dell’uomo, in estate: il ventilatore. Un sorriso compiaciuto ti compare in volto: ti avvicini a lui, mostrandoti indifferente e poi Clic! Metti in azione quell’apparecchio miracoloso. Ed ecco che ti senti già meglio, illudendoti che l’aria che ti arriva sia più fresca del normale. Ma un pensiero ti balena in testa. Ti volti di scatto verso il pc, ed è proprio come temevi: il racconto di prima è scomparso. <<Stavolta me l’ha fatta sotto gli occhi>>, pensi, e in effetti è alquanto bizzarra come cosa. Ma, ancora una volta, ti fai prendere da questa sorta di sfida contro l’autore, e cominci a leggere la nuova storia.

 

Guarda in basso dove l’assenzio s’addensa

 

<<Cosa prendete?>>

<<Dell’assenzio, grazie.>>

Quel liquido verde mi ha sempre incuriosito. Persino me, una persona che non beve più di un bicchiere di birra, quando è in compagnia. Ma esercita un certo fascino, e soprattutto si trattava di una sfida con me stesso. La bevanda con la gradazione alcolica più alta tra tutte contro me. Chi l’avrebbe spuntata? Dicono che l’alcol sia il nemico dell’uomo, ma non si fugge mai davanti al nemico. Cazzate a parte, mi sono davvero divertito, quelle quattro sere. Stare fino a l’una a chiacchierare, seduti fuori un bar in centro, in compagnia dei propri amici non ha prezzo. Con o senza Mastercard. E poi c’era lei, voglio dire, una goduria anche per gli occhi! Venticinque anni, laureata in farmacia, occhi verdi, capelli castani. Carinissima. Conoscere nuove persone è sempre così interessante. E anche l’altra, giornalista in erba, comunista: mi aspetto di vederla sul Manifesto, al più presto.

<<Ecco, sono 5 euro>>

Il bicchiere che mi portano è riempito quasi a metà: una follia, visto che dovrebbe essere servito in bicchierini, a quanto ne so. E intanto lei canta “Fanno bene, fanno male”. La stimo sempre di più. Lo studio per bene, prima di mandarlo giù: odora di anice. Poi avvicino il bicchiere alle labbra, lo inclino e..who-oo! Diamine, quel che sto bevendo è fuoco? L’esofago è praticamente in fiamme, ma ha lasciato una sensazione piacevolissima in bocca. Accettabile, tutto sommato. O forse dovrei dire accetta-bile? E, ancora una volta, I get by with a little help from my friends.

 

Capitolo VI

 

Stavolta non c’è nessun errore: la storia finisce proprio così. Non ti aspettavi qualcosa di così corto e, soprattutto, di così inconcludente. La rileggi, cercando di capire se hai mancato qualche pezzo. Rifletti sulla cosa, e un’idea si fa pian piano avanti nella tua mente. Puoi confermarla solo aggiornando la pagina, operazione che svolgi subito. Ed ecco, la storia è nuovamente cambiata. Questa è totalmente diversa dalle altre, anche in quanto forma: si tratta di un lungo dialogo. Quel che hai voluto confermare era l’idea che l’autore abbia deciso di lasciar scegliere a te, se procedere o meno. Stavolta sei stato tu ad aver aggiornato la pagina, senza che sia successo da solo. Hai, insomma, espresso la chiara intenzione di voler continuare a leggere. O forse tutto ciò, fin dall’inizio, è stata un’enorme serie di coincidenze. Non importa: c’è qualcosa di nuovo da leggere.

 

In una rete di pensieri che s’intersecano

 

<<Oh, eccoti finalmente!>>

<<Ehi, ciao. Scusa, stavo finendo di scrivere un nuovo intervento per il blog, sai, ho voluto fare una cosa particolare>>

<<Lo so, lo so. Un intervento ispirato a Se una notte d’inverno un viaggiatore, di Calvino. Come pensi sia venuto?>>

<<A me sembra carino. Ma è stato solo un gioco. Non avevo intenzione di scrivere un capolavoro della letteratura..blogghesca - concedimi il termine. Non aggiornavo da un mese, e visto che sono avvenute diverse cose importanti ho voluto raccontarle in questa maniera. Piuttosto, è stato interessante il lavoro che c’è stato. Non mi aspettavo di essere in grado di scrivere tanto, e di descrivere così bene le mie sensazioni. È stato divertente e rilassante, non mi sono imposto un limite di tempo per farlo. È stato un processo del tutto naturale, è da quasi due settimane che avevo cominciato. Non so, però, quanto potrà piacere ai lettori.>>

<<Beh, dopotutto a te interessa solo che piaccia a qualcuno in particolare, no?>>

<<…>>

<<Dai, scherzo. O meglio, sai bene qual è il motivo di questo incontro.>>

<<Sì, beh…volevo arrivarci gradualmente.>>

<<È quello che disse anche Gesù, durante la flagellazione.>>

<<Ehi, non mettermi in croce.>>

<<Ok, torniamo seri. Ho notato questo tuo grande sforzo nel non accennare minimamente a Lei, durante tutta la stesura del racconto. E ci sei anche riuscito, i miei complimenti. Ma questo non significa niente, poiché è tutt’altro che fuori dai tuoi pensieri. Dunque, se vogliamo dirla tutta, non è pienamente realistico quello che hai scritto.>>

<<Non era mia intenzione neanche quella di scrivere una cosa del tutto verosimile. Anche perché avrebbe annoiato il lettore, non trovi?>>

<<Chissà. Ma sarebbe venuta fuori una cosa “stilosissima”,  una nuova Coscienza di Zeno.>>

<<Insomma, in un modo o nell’altro mi sarei ispirato comunque a un Italo, Calvino o Svevo che sia!>>

<<Bando alle ciance, parlami di Lei. Come va?>>

<<Ok, cinque secondi di mente locale. Un bel respiro, e via. Cosa vuoi che ti dica? Mi piace sempre di più, non posso farci nulla. Me ne rendo conto ogni giorno che passa. Mai prima d’ora ho desiderato tanto una persona. Tengo a Lei in una maniera incredibile. Ne sono davvero innamorato, più di quanto pensassi.>>

<<Direi che si vede, anche se ultimamente lo fai notare poco. Quel che posso consigliarti è di non soffocare i tuoi sentimenti verso di lei. Ci staresti irrimediabilmente male, e saresti anche poco sincero verso di Lei.>>

<<L’ultima volta che ho affrontato la questione con Lei, le avevo assicurato che sarei stato un fedele amico, che le sarei stato vicino per qualsiasi problema. Mi diceva che non era un periodo felice, per Lei, e che forse anche per quello non riusciva a darmi una risposta certa, o meglio, non riusciva a provare Amore per qualcuno. Non si sentiva in grado di amare. Invece ultimamente mi ha assicurato che le cose si sono aggiustate, che ha archiviato i problemi, che sta bene, insomma. Ma non ho più affrontato quel discorso. Non so se le cose siano cambiate anche da quel punto di vista.>>

<<Sarò banale ma…perché non glielo chiedi?>>

<<C’è la solita paura di perderla, a frenarmi.>>

<<Eppure mi hai detto di alcuni segnali positivi, no?>>

<<Segnali che potrei benissimo stare a fraintendere, essendo troppo preso da Lei. Pecco di poca obiettività, in questo caso. C’è il fatto che ultimamente si stia facendo sentire più spesso, e molto più spontaneamente. C’è il fatto che si comporti, o finga di comportarsi, da gelosa quando le parlo della tipa venticinquenne. E, soprattutto, c’è quella cosa che mi scrisse dopo una nostra conversazione telefonica. Parlavamo di un tipo che ci provava con lei. Le dissi “Fammi sapere come andrà a finire, con quello”,  e rispose “Non penso andrà a finire in alcun modo, con quello. Io sono innamorata…uhm...di te! Ohssì.”. Se non fossi così preso da lei, riuscirei a capire che poteva trattarsi di una semplice frase buttata lì, per scherzare. E invece no, non ha fatto che farmi venire dubbi ancora più stupidi. E se provasse anche lei qualcosa per me? Se, in fondo, in fondo, ma molto in fondo, anche lei provasse le stesse cose che provo io per lei? E se avesse paura di ammetterlo?  Ma poi quale paura? Davvero, mi rendo conto di essere estremamente irrazionale..>>

<<Direi che è anche normale che arrivi a pensare a queste cose. L’hai detto tu stesso: sei molto preso da questa cosa, è inevitabile. Ripeto, non hai altro modo se non quello di chiederlo a Lei stessa.>>

<<Sono combattuto tra due opzioni. Dirle tutto e subito, oppure aspettare ancora un po’ di tempo, per avere una visione più chiara della cosa, per aspettare nuovi segnali, positivi o negativi che siano.>>

<<Fammi capire: se poi arrivasse qualcosa a smentire queste speranze che Lei ricambi, in qualche modo, tu non le diresti più nulla? Sarebbe una cosa poco saggia, e anche un po’ da vigliacchi. In questo modo non saresti del tutto sincero con Lei, nasconderesti i tuoi veri sentimenti. Aspettando non faresti altro che alimentare le paranoie e i dubbi. Inoltre, per come la vedo io, non si dovrebbe mai soffocare un sentimento come l’Amore.>>

<<Lo so, lo so. Sono talmente stupido che pensavo che, se aspettassi ancora, rischierei che lei si invaghisse davvero di qualcun altro. Sono un caso perso. Però pian piano mi sto convincendo che sia meglio dirle tutto. Una delle poche cose che stimo di me è la capacità di “buttarmi” subito con le persone che mi piacciono. È sempre stato così, anche se stavolta quel che provo è molto più forte.>>

<<A maggior ragione, devi dirle quello che provi per Lei. Comunque andranno le cose, devi farlo. Oltretutto, non penso proprio che le cose potrebbero cambiare così drasticamente, se Lei ti rifiutasse. Forse ci sarebbe un po’ di imbarazzo, all’inizio. Ma poi tornerebbe tutto come prima. Di una cosa puoi essere tranquillamente certo: Lei tiene molto a te, e te l’ha dimostrato, lo sai.>>

<<Già, e la cosa non può che rendermi incredibilmente felice. È una splendida ragazza: è un genio, vorrei avere anche un grammo della sua bravura nello scrivere. Ha una sensibilità unica, è così attenta alle sensazioni proprie e degli altri. Si pone questioni che la maggior parte delle persone non ha, e questo denota un’enorme coscienza e maturità in lei. Non è mai banale, è una persona speciale. Ed è così dannatamente carina. Un mix letale. Non voglio che Lei. Ecco perché “Dig a pony” non mi esce più dalla testa, con quel “All I Want Is You”. Riesce a farmi sentire così bene.. >>

<<E ride alle tue battute stupide! Non puoi fartela scappare.>>

<<A volte penso che staremmo benissimo insieme, ma l’unico modo per scoprirlo è provare. Fortunatamente, non ho la presunzione di dire che questo potrebbe essere l’Amore della mia vita, sarebbe davvero stupido. Non mi illudo: tra noi potrebbe benissimo non funzionare, e sono ben conscio che nulla è destinato a durare per sempre. Ma a me non interessa nulla di tutto ciò, sono solo perdutamente innamorato di Lei, e farei di tutto, pur di renderla felice. >>

<<La guardai, e seppi con chiarezza, come so di dover morire, che l'amavo più di qualunque cosa avessi mai visto sulla terra, più di qualunque cosa avessi mai sperato in un altro mondo. Ora siamo passati a Nabokov!>>

<<Dai...dico sul serio. A volte ho dubbi sul fatto che tu sappia quello che provo.>>

<<Quante volte devo ricordarti che quello con cui stai parlando è te stesso?>>

 

 

Quale storia laggiù attende la fine?

 

Chiedi, ansioso di continuare il racconto. Ma stavolta capisci subito che si tratta della vera fine. Istintivamente, provi ad aggiornare la pagina, più volte, senza risultato. <<Carino, ma poteva venire meglio>>, pensi, e torni a scrivere il tuo intervento, che presto pubblicherai.

In My Life, e i 18 anni appena compiuti
Postato da EntropiaRock alle 01:52

Salve, cari lettori. Oggi, 19 luglio 2009, è il mio ultimo giorno da diciassettenne. Come mi sento? Più che tranquillo. Rimangono ancora diverse cose da fare: provare un'ultima volta i pezzi che suoneremo, addobbare il cortile e organizzare l'impianto audio. Quest'ultima settimana è praticamente volata via. Ma mi rendo conto di stare a scrivere cose così banali che in confronto la Tamaro vincerebbe un premio Strega. Quindi cercherò di rendere più interessante l'intervento, facendo una sorta di resoconto della mia esistenza.


Il 20 luglio del 1991, nell'ospedale di Caserta, nacque tale Pasquale Russo. I suoi genitori lo guardarono, stupiti, pensando: "È uscito dal lato giusto?". Questo pensiero li accompagnò nelle seguenti notti, durante le quali il piccolo essere vivente si distinse nella nobile arte della Frantumazione dei Maroni, con pianti e lamentele che potevano essere placati solo con abbondanti dosi di bastonate. Da allora, il giovane tace ogni volta che passa vicino una quercia. Crebbe molto velocemente, superando presto i suoi coetanei in altezza (e larghezza), e per questo gli venne spesso data la parte dell'armadio (o meglio, dell'intera camera) nelle recite scolastiche. Imparò presto a parlare: indimenticabili i filmati in cui è ripreso ad esclamare cose come "Vafancù" ai vari parenti che gli si avvicinavano per staccargli la guancia. Quello dell'asilo fu poi il periodo più traumatico: una volta depositato dalla madre lì, il giovane inscenava tragedie degne di Alfieri, piangendo platealmente e chiedendo alle insegnanti di farsi riportare a casa ("Tu mi conosci, portami a casa!"). Riuscì a superare questo trauma grazie alla passione per i Power Rangers, che fecero crescere in lui i nobili sentimenti della giustizia e dell'equità. E anche delle tutine aderenti. Diventato ormai un seienne, concedetemi il termine, il giovane cominciò la scuola elementare Edmondo de Amicis. I primi tre anni passarono davvero velocemente: grazie agli insegnamenti della simpatica Maestra Iris, si appassionò incredibilmente alla matematica, diventando il miglior giocatore della difficilissima Gara delle Tabelline. È in questo periodo che gli venne offerta la possibilità di trasferirsi nella Silicon Valley per diventare direttore della Apple, incarico che declinò con un semplice ruttino. Nel frattempo, il ragazzo divenne fan sfegatato dei Biocombat, che lasciarono in lui la credenza che gli animali potessero diventare dei potenti robot: si pensa che fu per questo motivo che tentò di mettere delle pile in un gatto, facendole entrare in quel che certo non era un vAno pile. Furono ancora i Biocombat a stargli accanto quando, all'età di 8 anni, subì una rischiosa e quasi letale operazione alle adenoidi: i genitori raccontano che dopo l'intervento, il ragazzo presentò segni di squilibrio psicofisico dovuti all'anestesia, squilibri che si concretizzarono nella malsana idea di dar da mangiare foglie di menta alle mucche, perché queste, una volta munte, dessero latte e menta. In quarta elementare, conobbe quello che sarebbe diventato uno dei suoi migliori amici: Mario Claudio Tafuri, che già da allora si distinse nella nobile arte dello Scrocco (pare che i due si conobbero per un prestito di un temperino). Dalla loro amicizia nacque un proficuo sodalizio, che diede subito fama ai due all'interno dell'intera scuola: le due diaboliche menti crearono quello che dalla critica viene definito il fumetto più scrauso di sempre, Tito, la storia di un'inverosimile palla che subisce inverosimili trasformazioni, affrontando inverosimili mostri e con un'inverosimile famiglia a carico, formata perlopiù da personaggi lobotomizzati. Storica fu anche la creazione di una casa e una città di Tito, realizzato come progetto ecologico. Ma ecco che anche questi ultimi due anni delle elementari passarono. Il prode giovine si ritrovò ormai undicenne, e spostò i suoi interessi verso la musica e la scienza: è a quest'età che gli venne regalata una piccola tastiera, con il quale il giovane si dilettava in suonate interminabili (che fossero costituite solo dalle prime note dell'Inno alla Gioia di Beethoven, beh, questo è un dettaglio) e un microscopio, con il quale cominciò a sezionare vespe, destinate a un incrocio genetico con dei fanali e della ruote: la celebre Vespa, insomma. La mente del giovane venne poi traviata dalla saga di Harry Potter, saga che gli rimase per sempre nel cuore. Parallelamente, cominciò anche la scuola media, la gloriosa "Raffaele Perla - sezione staccata San Tammaro": fu forse quel "sezione staccata" che fece nascere in lui quel forte senso di indipendenza da ogni preconcetto (o, più verosimilmente, un forte astio verso il proprio inutile paesino). I primi due anni alle medie si rivelarono poi più noiosi del previsto: i compagni di classe che trovò lì non li sentì mai particolarmente vicini - anche perché il sopracitato Mario frequentò una scuola diversa - se non per qualche eccezione (si veda Francesca). Si chiuse quindi nella lettura di diversi classici "leggeri", come "I viaggi di Gulliver", "Il corsaro nero" o "Robinson Crusoe". Fondamentale la presenza di Mario, in questo periodo, con cui condivise diversi periodi di fanboysmo pokemoniano, e di suo cugino nonché vicino di casa, noto ai più come Cuggino. I due passavano pomeriggi interi a cazzeggiare allegramente, incuranti di tutto e di tutti. Ma ecco arrivare il fatidico anno: terza media. Il ragazzo si accorse che, dopotutto, non doveva essere così terribile tentare un approcio con altri compagni di classe, ed è proprio in questo anno che cominciò ad affinare le sue (bell'e inventate) capacità umoristiche: scrisse racconti pseudo-comici, poi fortunatamente andati perduti, e diede alla luce un fumetto geniale con il collega Cuggino. Fu anche l'anno in cui si accorse seriamente della bellezza della lettura, aiutato anche dalla cara professoressa Milizia, ma anche l'anno in cui scoprì quello che sarebbe poi diventata l'origine della sua sfrenata devozione per la Musica: i Beatles. Incuriosito da un cd dalla copertina rossa con un enorme "1" giallo, acquistato dai genitori, il giovane cominciò ad ascoltarlo quasi ogni giorno, pur non sapendo nulla di quel gruppo, per cui nutriva semmai solo una forte simpatia. Col passare del tempo, prese anche l'abitudine di cercare musica grazie a ciò che sentiva in tv: fu così che, poco più tardi, scoprì anche gli Oasis, cominciando a formare una certa coscienza musicale. Tutto ciò chiaramente aiutato dal primo pc che gli venne donato proprio quell'anno. E fu anche l'anno in cui prese una decisione che mai più rimpianse: quella di iscriversi al liceo scientifico. Eccoci così arrivare a settembre 2005. Ora la scuola non si trova più sotto casa, ma in un paese vicino, Santa Maria Capua Vetere. L'impatto è davvero meno traumatico di ciò che pensava. Conosce tantissime nuove persone, che sarebbero poi diventati i suoi migliori amici: Jessica, Marco, Valeria, Ilenia, Yuri, Francesco, e ritrova anche Mario, anche se in un'altra classe. Con questi stringe da subito ottimi rapporti, cominciando a rendersi conto di cosa sia la vera Amicizia. E da quell'anno, fu tutto in salita, o quasi: ampliò enormemente il suo panorama musicale, spostandosi dal rock classico al metal, passando per il punk, il progressive e la classica, cominciò ad amare la materie scientifiche e divenne sempre più cazzone. Fu anche l'anno in cui fece un'importante presa di posizione, tutta da solo: capì di non aver alcun bisogno della religione, di quelle antiche superstizioni che fin da piccolo gli vennero inculcate, e a cui non diede mai tanto peso, se non in occasioni come la Prima Comunione, e cominciò a definirsi ateo. Allo stesso tempo, nacque in lui una coscienza politica, che, inevitabilmente, lo spinse a considerarsi "di sinistra". Conobbe poi tanta simpatica gente, grazie ai mezzi di comunicazione sparsi nel web,; tra questi, quello che sarebbe diventato uno dei suoi più cari suoi suoi amici: tale Ivan, bulgaro giovine di Merano. Il secondo anno al Liceo Scientifico Amaldi fu uno di quelli indimenticabili: è durante quell'anno che gli venne regalata la prima chitarra classica, sulla quale si consumò le dita (si evitino battute scontate), per poi passare a un'elettrica, la gloriosa Squier, acquistata grazie all'aiuto di Marco. E fu proprio con quest'ultimo, assieme ad Ilenia e Francesco, che decise di formare gli Entropia, gruppo formalmente nato durante una lezione di biologia, incentrata sulla termodinamica e sul concetto di entropia, il grado di disordine di un sistema, che fin da subito gli fece sbrilluccicare gli occhi. Ma fu anche l'anno in cui fu colpito, per la prima volta, dalla freccia di Cupido: alla classe si era aggiunta infatti una ragazza, originaria di Monza, una certa Cecilia, della quale si innamorò perdutamente. Nel giro di tre mesi, il ragazzo capì che in fondo non aveva nulla da perdere, e si dichiarò a lei. Inevitabile fu il "palo" (o due di picche, insomma) che prese. Ma il ragazzo mostrò una grande forza d'animo, e si riprese subito, aiutato dai suoi favolosi amici. Anche quell'anno passò in fretta, e forse il fatto che tale Cecilia cambiò poi scuola lo aiutò davvero a mettere una pietra sopra al tutto. Imortante fu l'acquisto della sua amata chitarra elettrica, un'Epiphone Les Paul, da lui amorevolmente chiamata Paula, che divenne ben presto il suo gioiellino. Anche il terzo anno fu davvero bello: strinse sempre di più con i suoi ormai inseparabili amici, inaugurò addirittura una sala prove costruita nella propria cantina, e si esibì con gli Entropia durante una manifestazione al Garibaldi. Fu anche l'anno in cui si appassionò ai viaggi: in primis, la gita di tre giorni in Umbria, che lo divertì davvero, e poi una settimana dallo zio a Bologna, assieme a Cuggino, per smaltire quella che fu un'altra delusione amorosa, stavolta causata da una stupida cotta che prese per una ragazza di Lucca. Da citare anche la sua passione videoludica, che fin da piccolo lo legò a Mamma Nintendo. L'estate 2008 fu caratterizzata da una sorta di "Rinascimento" artistico: oltre la Musica, il ragazzo decise di darsi anche alla fotografia e ancor più alla lettura, leggendo grandi classici come il Decamerone di Boccaccio. Ma, ora come ora, si può davvero dire che è stato l'anno scolastico da poco concluso, quello migliore. È nell'arco di anni 2008/2009 che sono capitate le cose più belle: ha conosciuto tanta nuova gente, incontrato splendide persone, capito di aver amici indispensabili, viaggiato un bel po', letto e straletto di tutto, suonato ogni momento, asistito a diversi concerti, riso a crepapelle, deciso di diventare fermamente astrofisico, riconfermato le sue posizioni politiche e antireligiose, capito che vale davvero la pena di vivere, per quante cose poco carine possano succedere - visto che affrontandola ironicamente e con il buon umore può risultare davvero tutto più facile - e resosi, infine, conto di potersi davvero definire felice. E tutto ciò, grazie a voi altri (e qui dovreste apprezzare questo mio splendido cambio di narrazione: dalla terza persona alla prima, maquantosonobbravo!). Voglio davvero ringraziare tutti ad uno ad uno, perché ogni persona che ho conosciuto e che mi è rimasta amica mi ha davvero arricchito, però non economicamente, purtroppo. Mentre scrivevo questo modestissimo intervento, è già passata la mezzanotte, e ci troviamo dunque in data 20 luglio 2009. Sì, sono ufficialmente maggiorenne. E allora, un grazie di cuore a:

I miei splendidi genitori e mia sorella, che, appena scoccata la mezzanotte mi hanno portato un vassoio con dolciumi e quattro bicchieri per brindare, e mi hanno donato "Antologia dei Beatles", di Ian McDonald, un volume con l'analisi e la spiegazione di ogni loro testo, oltre che la loro biografia. Grazie, di cuore <3

La mia famiglia, in generale, che si è fatta/si sta facendo un mazzo così per organizzare la festa che ci sarà stasera, il regalo sicuramente più apprezzato.

I miei adorati amici: Bea, che è stata praticamente la prima a farmi gli auguri, conosciuta quasi per caso, ma diventata una delle persone più importanti per me; Marco, il primo a mandarmeli via sms, fidato compagno di avventure musicali; Jessica, la mia adorata, la mia prima vera amica, seppur fan di Britney; Mario, amico d'infanzia, che poi mi chiedo chi sia quest'Infanzia; GiovannaBBis, l'unica persona che voterebbe centrodestra a cui voglio bene; Valeria, la mia confidente nonché consigliera per le cose gné gné; Massimo, immancabile compagno di serate fuori, in macchina; Cuggino, forse uno dei pochi motivi per cui non sono scappato da San Tammaro; Ivan, il miglior rifornitore di kaminwurzen, nonché imprescindibile compagno di chiacchierate semi-filosofiche e semi di girasole; Laura, la persona più speciale che abbia mai conosciuto, e con la quale sono davvero felice di aver stretto una bella amicizia; Ambra, la migliore Beatlesofila/musicofila/bassofila che conosca; Gianma, l'unico parmigiano che mangerei e che mi porterei dietro in pratiche bustine salvafreschezza; Ele, la compagna di infinite conversazioni al limite dell'assurdo, su MSN; GiorgiaF, che scrive sempre delle bellissime cose sul blog . E ancora: Ilenia, la cantantA compagnA; Daria, la migliore pianista sull'oceano; Francesco Furma, chitarrista semipro; Yuri, l'amico più omoetero che ci sia; Annarella, la casalese più inoffensiva del mondo; Vincenzo Zotti, compagno interista e miglior giocatore di briscola dell'Amaldi; Simmaco, il bassista dalla frantumata carriera; Francesca Iodice, compagna di sofferenze nel risiedere a San Tammaro; Enzo, il Fenderista più biondo che esista; FEbio, bassista e commesso da Planet Music immancabile; Giorgia, la prima indimenticabile bassista salterina e davvero bassa del gruppo; Damiano, secondo bassista e compagno anch'egli; Livio, un altro bassista (quanti ce ne sono?!) e compagno di piacevoli chiacchierate; Viky, il fidato procuratore di versioni e tastierista esordiente; Antonio Cecere, nuovo ottimo acquisto musicale del Real Mad..no, degli Entropia; Francesca De Razza, altra geniale Beatlesofila; Giulio, cazzone quanto me; Peppe Lovatto, altro tammarese doc; e tutti coloro e colori che avrò probabilmente dimenticato. Grazie ad ognuno di voi, che in un modo o nell'altro siete entrati nella mia vite, e vi siete rubati l'uva. O qualcosa del genere. Beh, ora vado a nanna, ho impiegati quasi tre ore a scrivere questa cosa. A presto, per aggiornamenti post-festa. Keep on rockin!

Il cielo su Napoli sembra ridere al tuo fianco
Postato da EntropiaRock alle 12:58
Buongiorno, carissimo blog! Mi ritrovo esausto come non mai, dopo la frenetica giornata di ieri. Ma cominciamo dall'inizio.

Ore 00:01

Il signor Mario Claudio mi chiede "Che ne dici di andare ad assistere agli orali a scuola? Mi han detto che sarà l'ultimo giorno". Accetto volentieri, poiché l'anno prossimo toccherà a noi. Sicuramente meglio essere già psicologicamente preparati. Decidiamo quindi di vederci alle 9:45, per poi dirigerci a scuola.

Ore 9:45

Arrivo a casa del sopraccitato, in bici, ma attendiamo le 10:30 perché arrivi anche Marco. Così ci dirigiamo, sotto un sole che definire cocente è un eufemismo, verso la nostra amata scuola. Arrivati lì, chiediamo in giro e riceviamo la tremenda notizia: "Gli esami? Ma so' già finiti!". Ci guardiamo tra di noi, e imprechiamo contro qualsiasi forma di vita, terrestre e non. Sconfortati, dediciamo di tornare a casa del signor Mario.

Ore 11:00

Per evitare di ritornare a casa a mezzogiorno, con il sole che mi avrebbe deriso, decido di avviarmi prima. Sulla strada del ritorno, però, incontro Cuggino e Francesca. Quest'ultima ha un boquet di fiori, comprato per il compleanno di mia cugina Teresa, e una rosa bianca. Chiedo loro cosa facciano in giro a quest'ora, e Francesca mi spiega che ha aiutato Cuggino a comprare una rosa che vorrebbe portare a una sua cara amica. Lui è un po' restio, ma riusciamo a convincerlo, e decidiamo di accompagnarlo fino a Curti.

Ore 12:05

Torno a casa dopo una bella pedalata e mi precipito a fare una doccia. Ma il meglio deve ancora arrivare. Tra qualche ora ci aspettava il Carpisa Neapolis Festival, con Marlene Kuntz, Daniele Silvestri e Subsonica live.

Ore 14:10


Marco mi dice che c'è stato un cambio di programma: per l'andata a Napoli, non possiamo contare sul passaggio del padre. Ma, grazie alle nostre capacità organizzative, acuite nel momento del bisogno, stabiliamo di arrivare a Napoli in treno, per poi prendere la metropolitana, che ci avrebbe portati ad appena 100 metri dal concerto.

Ore 18:20

Io, Marco, Mario e Simmaco arriviamo ai Campi Flegrei. Pochi passi ci separano dal luogo del concerto. Arrivati lì, mostriamo il biglietto e voilà: siamo al Carpisa Neapolis Festival. Il posto è bellissimo: un viale fiancheggiato da giardini che porta dritto davanti al palco. Sapendo che i Marlene Kuntz avrebbero iniziato alle 18:30, ci precipitiamo più avanti possibile.

Ore 19:15

Dopo un'inaspettata attesa, giustificata poi dall'assenza di uno dei gruppi minori che si sarebbero dovuti esibire, i Marlene Kuntz salgono sul palco. Cristiano Godano è più figo che mai: ha finalmente abbandonato il look Jesus Christ che lo caratterizzava da un po'. Lui e il chitarrista Tesio arrivano sul palco con delle splendide Gibson SG rosse, e aprono con "Bellezza". Ma è subito dopo che l'intero pubblico va in delirio: Godano prende una bacchetta, la ficca tra le corde e comincia a dar vita a feedback e rumori di fondo di ogni tipo: è l'inizio di "SONICA". Tesio suona il riff iniziale, e noi tutti diamo di matto, cantando e urlando per tutta la canzone ("ORSO CI VEDE NEBULOSA-MENTE!"). Dopo la furia sonica, ecco un'altra intro inconfondibile: quella di "Nuotando nell'aria", magistralmente eseguita dal batterista Luca Bergia. È, probabilmente, il pezzo preferito dal pubblico intero, e si vede più che mai. Sul palco, Godano è qualcosa di incredibile: simula convulsioni, stupra la chitarra, balla, caricando sempre di più il pubblico. La loro splendida esibizione prosegue poi con "Impressioni di Settembre", cover della PFM, "A fior di pelle", "Canzone di oggi" e "Uno". Godano presenta i musicisti e saluta, infine, noi tutti, ringraziandoci per il calore.

Ore 20.45

Finita l'esibizione dei Marlene Kuntz, noi quattro cavalieri dell'apocalisse ci dirigiamo nelle zone di verde, per sdraiarci sui prati e riposarci un po'. Poco dopo, sentiamo una voce inconfondibile: quella di Daniele Silvestri, che sta già cominciando, vista l'assenza dei Virgins. Torniamo subito vicino al palco (trovando molta più gente, chiaramente) e ci godiamo l'esibizione di quest'altro geniaccio. Silvestri riesce a ipnotizzare il pubblico, è un intrattenitore nato, e ci fa scatenare con "Salirò". Tra gli altri pezzi eseguiti "Kunta Kinte", "Il mio nemico", "La Paranza", "Cohiba", ognuno di questi introdotto con pungente ironia, tutta diretta al "nostro" presidente del consiglio e la sua ciurma. Chiude la spettacolare esibizione con un assolo di batteria, assieme agli altri musicisti.


Ore 23.40


Dopo una frustrante attesa, resa peggiore dall'esibizione dei Rinôçérôse, sicuramente bravi ma un po' noiosi, ci riavviciniamo al palco, ed ecco che tutto quel tempo ad aspettare è pienamente ripagato: i Subsonica, tranne Samuel, salgono sul palco, e cominciano a suonare "Piombo". Poco dopo, anche lui arriva sul palco, mandando il pubblico in delirio. La loro esibizione è stata sicuramente la migliore della giornata: con brani come "Il cielo su Torino", "Colpo di pistola", "Discoteca labirinto", "Aurora sogna", "Strade", "Liberi tutti" è impossibile stare fermi, e infatti passiamo tutta la loro esibizione a pogare come dei forsennati, dando spallate qua e là, ballando, battendo le mani a tempo, sfiorando perfetti estranei, diventando un tutt'uno con la Musica. Il migliore live a cui abbia assistito.

Ore 01:30

Torno a casa, completamente esausto ma felice più che mai. Bevo litri d'acqua, e vado a letto, tentando inutilmente di addormentarmi. Prendo poi il lettore mp3 e riascolto "Il cielo su Torino". Ed è così che si chiude la splendida, più che vitale, giornata di ieri.

Tra quattro giorni, poi, un altro importante traguardo: i miei 18 anni. A presto per aggiornamenti, and keep on rockin!

Subsonica - Il cielo su Torino

Per tutto il tempo che ci è sempre stato negato
che per averlo abbiamo spesso rapinato
per le mie dita nella tua bocca per la tua saliva
per le tue mani
per il mio tempo che nei tuoi occhi è imprigionato
per l'innocenza che cade sempre e solo a lato
per i sussuri mischiati con le nostre grida
ed i silenzi
per il tuo amore che è in tutto ciò che gira intorno
acquista un senso questa città e il suo movimento
fatto di vite vissute piano sullo sfondo
Un altro giorno un'altra ora ed un momento
dentro l'aria sporca il tuo sorriso controvento
il cielo su Torino sembra muoversi al tuo fianco
tu sei come me
Un altro giorno un'altra ora ed un momento
perso nei miei sogni con lo stesso smarrimento
il cielo su Torino sembra ridere al tuo fianco
tu sei come me
Un altro giorno un'altra ora ed un momento
dentro l'aria sporca il tuo sorriso controvento
il cielo su Torino sembra muoversi al tuo fianco
tu sei come me
Per questa rabbia che in punta al mio palato sfiora
la nudità della tua intelligenza e ancora
per il tuo corpo altare ed unica dimora
ti sto cercando
per ritrovare tutto il possibile del mondo
ora e dovunque per spingere sempre più a fondo
senza pensare senza timori nè domani
tra queste mani

Un altro giorno un'altra ora ed un momento
dentro l'aria sporca il tuo sorriso controvento
il cielo su Torino sembra muoversi al tuo fianco
tu sei come me
Un altro giorno un'altra ora ed un momento
perso nei miei sogni con lo stesso smarrimento
il cielo su Torino sembra ridere al tuo fianco
tu sei come me
Un altro giorno un'altra ora ed un momento
dentro l'aria sporca il tuo sorriso controvento
il cielo su Torino sembra muoversi al tuo fianco
tu sei come me
Un altro giorno un'altra ora ed un momento
perso nei miei sogni con lo stesso smarrimento
il cielo su Torino sembra ridere al tuo fianco
tu sei come me

Un altro giorno un'altra ora ed un momento
dentro l'aria sporca il tuo sorriso controvento
il cielo su Torino sembra muoversi al tuo fianco
tu sei come me
Un altro giorno un'altra ora ed un momento
perso nei miei sogni con lo stesso smarrimento
il cielo su Torino sembra ridere al tuo fianco
tu

Dear Prudence
Postato da EntropiaRock alle 15:50
Salve, carissimo blog! È passato davvero tanto tempo, da quel lontano 5 maggio. E di cose ne sono successe! Vista la mole di informazioni, scriverò questo post in pieno "stream of consciousness", flusso di coscienza, cercando di esprimere liberamente tutto, il più possibile.

La scuola è finita. Anche quest'anno, dopo le ultime fatiche di maggio, si è aperto quello spiraglio di luce chiamato "vacanza". E mai come quest'anno bisognerà sfruttarla in pieno: l'anno prossimo saremo impegnati con gli esami di stato, dunque meglio togliersi qualche sfizio fin da ora. Come quello di viaggiare: ormai posso dire sia diventata una delle mie grandi passioni. Da quando l'anno scorso andai a Bologna, è stato tutto un crescendo di voglia di visitare posti nuovi.

E poi quest'anno avverà il tanto ambito traguardo dei 18 anni. Ma, in fondo, è solo una convenzione: non c'è mica una data precisa perché le cose cambino davvero per una persona. Siamo noi a deciderlo, e questa decisione potremmo prenderla a 12 anni come a 50. Sicuramente dal lato "legale" cambiano, eccome! Potrò votare, ad esempio, ed è una cosa che mi rende davvero felice visto che, come dice Gaber, "Libertà è partecipazione". E forse ci saranno taaante nuove responsabilità. Ma, comunque andranno le cose, le vivrò sempre tranquillamente: non bisogna mai farsi trasportare da esse.

E anche quest'anno c'è stata la nostra trasferta a Roma, il 2 giugno. Come al solito mi sono divertito come non mai, e stavolta ho anche preso una maglietta :Q__

E poi ci sei tu. Tutto ciò che scriverò qui ho già avuto modo di dirtelo a voce: se lo scrivo è perché repetita iuvant, e perché così queste parole rimarranno qui, pixel su schermo, e potrai sempre trovarle (registrare una telefonata è un po' scomodo, in effetti). È stata davvero una gran fortuna conoscerti. Di persone come te se ne trovano poche: ti stimo per quel tuo favoloso cervello e per quel tuo pizzico di follia che ti permette di mettere in discussione quello che spesso si accetta passivamente. E chiaramente tengo a te in una maniera incredibile: farei di tutto per farti sentire bene e per aiutarti, in ogni situazione. Sei una splendida persona, e voglio che te ne renda conto. Il perché mi ostini a dirtelo è semplice: non posso certo rinnegare di essermi innamorato di te, anzi, te l'ho detto apertamente. E tu mi hai detto che al momento non riesci a darmi una risposta sulla questione. E per me va bene: tutto l'affetto che provo per te si è semplicemente trasformato (ricordi? Nulla si crea e nulla si distrugge), ma non per questo terrò di meno a te, anzi! Io non voglio che tu esca dalla mia vita, sei diventata una persona davvero importante per me. La cosa che mi preme dire, al momento, è che dietro tutto ciò non c'è nulla di egoistico, e spero tu lo sappia. Io voglio davvero che tu venga a capo di questa situazione. E voglio offrirti tutto il mio aiuto. Tu ti preoccupi, invece, del fatto che parlando con altri dei tuoi problemi, li faresti stare male a loro volta. Ma, ti assicuro, non è così. Non mi fai affatto stare male! Anzi, da quando ti conosco sono mille volte più felice (mi capita sempre quando incontro nuove belle persone). Io penso non ci sia niente di meglio del confronto, dell'aprirsi agli altri, sia per stare bene con loro che con se stessi. Oppure mi dici che è una soluzione che vuoi trovare da sola. Questo punto è già più inattaccabile del precedente: non posso certamente obbligarti a farmi sapere tutto, quello sì che sarebbe una cosa negativa. Un rapporto deve essere spontaneo! Ma penso che tutta questa voglia di fare da sola parta sempre dal solito presupposto, di dare, non so, fastidio alle persone. O forse di mostrare una sorta di "lato debole". Riguardo quest'ultimo punto, ti assicuro che ho anch'io ho mille punti deboli, e li conosci. Ma basta essere se stessi, esprimersi senza filtri, per stare bene con se stessi e di conseguenza con gli altri. Ciò che voglio è che tu non ti faccia alcun problema se qualche volta ti andasse di chiamarmi o di mandarmi un messaggio per parlarmi delle tue sensazioni, perché così possa sentirmi con la "coscienza pulita" se anch'io volessi farlo. Non voglio sia una cosa a senso unico, la vita è un continuo scambio di informazioni; e poi ricorda che, per quanti consigli ci si possa scambiare, siamo sempre noi singolarmente a compiere la vera scelta: come quando si cammina in gruppo, si è in tanti, ma ognuno è sulle proprie gambe. Perciò: non avere paura di essere te stessa, in pieno. Continuerò sempre a volerti bene e ti aiuterò più che volentieri. E sono sicuro che là fuori ci sono altre centinaia di persone pronte ad aiutarti, perché "The love you take is equal to the love you make": in un rapporto d'amicizia o d'amore niente deve essere a senso unico, e questa è forse una delle migliori garanzie per poter dire che non si tratta di una bella illusione. E, davvero, non è così difficile come sembra risolvere quella situazione: mettici tutto l'impegno che puoi, e non farti spaventare da quelle che potrebbero essere le reazioni degli altri! È una sorta di circolo vizioso, questo: hai paura di come possono reagire gli altri, ed eviti di affrontarli. Ma non affrontandoli non risolverai mai la cosa. Io sono più che sicuro che potrai farcela e che nessuno ti metterà i bastoni fra le ruote. Farsi così tante congetture è deleterio, se poi non si passa all'atto pratico. Torna a sorridere davvero e ad affrontare con quanta più tranquillità possibile la situazione. Manda al diavolo tutte le paranoie costruite senza "verifica sperimentale". Il "modo semplice per uscirne" c'è, e puoi trovarlo solo nell'affrontare la questione.


The sun is up, the sky is blue, it's beautiful, and so are you. Dear Prudence: won't you let me see your smile?


The Beatles - Dear Prudence

Dear Prudence
Won't you come out to play ?
Dear Prudence
Greet the brand new day
The sun is up, the sky is blue
It's beautiful and so are you

Dear Prudence, won't you come out to play ?

Dear Prudence
Open up your eyes
Dear Prudence
See the sunny skies
The wind is low, the birds will sing
That you are part of everything

Dear Prudence, won't you open up your eyes ?

Look around, around
Look around, around around
Look around...

Dear Prudence
Let me see you smile
Dear Prudence
Like a little child
The clouds will be a daisy chain
So let me see you smile again

Dear Prudence, won't you let me see you smile ?

Dear Prudence
Won't you come out to play ?
Dear Prudence
Greet the brand new day
The sun is up, the sky is blue
It's beautiful and so are you

Dear Prudence, won't you come out to play ?





PS: Ti aspetto per le lezioni di musicologia! :P
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Feeling Good II: il ritorno
Postato da EntropiaRock alle 22:56
Buonasera, carissimi lettori! Il post di oggi si intitola "Feeling Good", e se siete stati degli attenti lettori, dovreste ricordarvi che c'è già un post con questo titolo, di un anno fa. I motivi di questo ritorno sono diversi: il più semplice, è che mi sento davvero bene, in questo periodo. Nello scorso weekend, sono stato a Lecce, dalla mia Beosa, e ho passato dei giorni meravigliosi! La città è favolosa: chiese barocche ogni 100 metri, piazze enormi e strade che ti fan davvero venire la voglia di percorrerle. E in effetti abbiamo camminato tantissimo: probabilmente avrò perso qualche chilo, chilo-sà. Non potevano certo mancare le foto, ma per quelle vi rimando alla mia galleria su Flickr, dove le caricherò a breve. Insomma, tutto ciò è la prova che delle meravigliose amicizie possono benissimo nascere anche su questo vasto luogo che è internet, alla faccia di tutti i chiusi di mente. Ti adoro, Bea!

Ma Felling Good ritorna anche per un altro motivo, che è direttamente collegato al vecchio post di un anno fa (vedere pagina 3). Ma il motivo me lo tengo stretto per me, gnè gnè. Se siete persone acute lo capirete sicuramente. Vi do giusto un indizio: è..un anniversario. Adoro codificare le cose, uhuh. Beh, al prossimo aggiornamento, keep on rockin! /m/

Muse - Feeling Good

Birds flying high
You know how I feel
Sun in the sky
You know how I feel
Reeds driftin' on by
You know how I feel
It's a new dawn
It's a new day
It's a new life
For me
And I'm feeling good

Fish in the sea
You know how I feel
River running free
You know how I feel
Blossom in the tree
You know how I feel
It's a new dawn
It's a new day
It's a new life
For me
And I'm feeling good

Dragonfly out in the sun you know what I mean, don't you know
Butterflies all havin' fun you know what I mean
Sleep in peace when the day is done
And this old world is a new world
And a bold world
For me

Stars when you shine
You know how I feel
Scent of the pine
You know how I feel
Yeah freedom is mine
And I know how I feel
It's a new dawn
It's a new day
It's a new life
For me

And I'm feeling good
Apri-le porte a Maggio
Postato da EntropiaRock alle 22:53
Buonasera simpatici ed empatici lettori! Ho deciso di aggiornare, visto che sono riuscito a ritagliare un po' di tempo:



La scuola, in queste ultime settimane, sta assorbendo davvero ogni briciolo di tempo libero, e se non fosse stato per le vacanze pasquali, probabilmente saremmo implosi. E, a proposito di vacanze pasquali, il 14 aprile ho suonato, con il gruppo di Mio Cuggino, al "Rock in Albis", la prima manifestazione rock mai organizzata a San Tammaro. Ebbene sì, pian piano riusciremo a rivoluzionare anche questo paesino inutile. È stata una serata fantastica, ed è stato divertente vedere le facce sconvolte dei vecchiardi, che compongono il 70% della popolazione tammarese, e vedere poi arrivare una marmaglia di ggggiovani.

Ora più che mai, però, si può dire che la scuola sia davvero agli sgoccioli: tra il ponte del 25 aprile e quello del Primo Maggio rimangono una ventina di giorni prima che vengano chiusi i battenti di quest'altro anno scolastico. E poi per il weekend del Primo Maggio sarò a Lecce, dalla mia BBeosa. E poi sono felicissimo anche per un altro graaande motivo, che però nefast est dicere hic. E poi sto cominciando ogni periodo con "E poi". E poi ana, come direbbe un avicoltore. E poi volevo farvi leggere il saggio breve che ho scritto per un recente compito di italiano, riguardante l'Illuminismo e i limiti della ragione. Enjoy:

I limiti della ragione e la ragione dei limiti

 

“L’uomo si distingue dagli altri animali perché dotato di pensiero”. È questa la frase che da sempre ci viene ribadita quando si cerca di dare una definizione alle peculiarità degli esseri umani. Ma non sarebbe forse più corretto dire che la cosa che ci distingue è la consapevolezza di questo nostro stato? Le età umanistico-rinascimentale e quella illuminista hanno portato una ventata di ottimismo e fiducia nelle capacità dell’uomo, dopo secoli di “buio” totale. È stata sicuramente una brezza salubre, che ha finalmente liberato gli uomini da timori infondati, spesso propinati da poco onesti uomini di Chiesa. Questo ottimismo, però, rischiava di diventare utopia: l’uomo si era quasi messo in testa di essere davvero al centro dell’universo e che con le sue potenzialità potesse comprendere tutto. Dopo l’epoca dei lumi, però, è subentrata un’età, quella del Romanticismo, durante la quale gli uomini si sono rifugiati nelle proprie passioni, decantando la loro inspiegabilità e, addirittura, superiorità rispetto il raziocinio. E non poteva esserci modo peggiore di reagire a quella che fu la crisi della ragione. Bisognerà attendere la prima metà del Novecento perché scoppiasse la Rivoluzione (scientifica) più importante di sempre: l’introduzione del concetto della relatività nella scienza. L’autore di tale principio, il fisico Albert Einstein, fece così crollare la credenza di un assolutismo imperante nella scienza, aiutato da un’altra importantissima scoperta, stavolta di natura matematica: la dimostrazione, da parte del logico e matematico tedesco Gödel, dell’incompletezza dei sistemi matematici. Questa teoria può essere così sintetizzata: è impossibile arrivare a conoscere tutto, poiché ad una nuova scoperta corrispondono infinite varianti, che necessitano anch’esse di dimostrazioni. Si viene così a creare un circolo viziosa, nel quale l’uomo appare come un corridere alla costante ricerca del traguardo. Tutto ciò fu accolto in due modi differenti: chi entrò in una crisi personale, poiché privo di quelle che considerava certezze ferree, e chi, invece, in maniera molto più razionale, non si diede per sconfitto, accettando molto umilmente quello che in fondo era il messaggio derivato dalle nuove scoperte: la ragione ha dei limiti. Si era prima parlato dell’Illuminismo, e del suo inguaribile ottimismo. È giusto, però, citare un esempio discordante, rappresentato dalla persona di Voltaire: nel suo scritto “Il filosofo ignorante”, ispirandosi al metodo socratico, il filosofo francese riconosce i limiti del pensiero, accettando tutto ciò e autoproclamandosi come ignorante. È dunque bene far notare come le accuse rivolte alla scienza, e cioè quella di volersi spesso sostituire alla Natura e di costituire, addirittura, una sorta di “dittatura del pensiero”, siano decisamente infondate. Una spiegazione più che soddisfacente ci è a tal proposito data da Umberto Galimberti, filosofo e scrittore italiano, in un articolo su “la Repubblica”: <<I custodi della ragione sono custodi che limitano l’apparato razionale: sanno che l’apparato razionale è forte solo se conosce i suoi limiti, se è consapevole della sua valenza strumentale e non, invece, totalizzante. Sotto questo profilo, quindi, la ragione è l’anti-totalitarismo per eccellenza, poiché conosce il suo limite. Ed è lo stesse limite che vige nella pratica scientifica. Gli scienziati sono assolutamente persuasi di non dire cose vere, ma di dire semplicemente cose esatte>>. L’ammettere i propri limiti è quindi la cosa da cui sempre partire. Sia il credere di poter sapere tutto, sia il perdere fiducia nelle proprie capacità, costituiscono un grande paradosso: i primi, così facendo, tradiscono la ragione, da loro tanto decantata; i secondi, invece, si barricano in una sorta di autocommiserazione, molto dannosa per quello che è, in fondo, la cosa più importante per gli uomini: il benessere e il progresso della società.

 

 

 

Oggi vi lascio con.."Dig A Pony", dei Beatles, canzone quanto mai adatta in questo periodo. Keep on rockin!

 

The Beatles - Dig A Pony

 

I dig a pony
Well you can celebrate anything you want
Well you can celebrate anything you want
Ooh.
I do a road hog
Well you can penetrate any place you go
Yes you can penetrate any place you go
I told you so, all I want is you.
Everything has got to be just like you want it to

Because

I pick a moon dog
Well you can radiate everything you are
Yes you can radiate everything you are
Ooh
I roll a stoney
Well you can imitate everyone you know
Yes you can imitate everyone you know
I told you so, all I want is you.
Everything has got to be just like you want it to

Because

I feel the wind blow
Well you can indicate everything you see
Yes you can indicate everything you see
Ooh
I dug a pony
Well you can syndicate any boat you row
Yes you can syndicate any boat you row
I told you so, all I want is you
Everything has got to bejust like you want it to

Because