Salve, affezionati e forse influenzati lettori! Anche stavolta pensavate di esservi sbarazzati di me, nevvero? Ma è solo la mancanza di ispirazione che mi impedisce di scrivere. Dopotutto, i risultati migliori nella scrittura si hanno quando si sente di aver bisogno di scrivere, senza forzature. E infatti chi mi obbliga ad aggiornare più spesso questo blog? La domanda è retorica, non serve rispondere.
Insomma, oggi ho ritrovato l’ispirazione, e da un po’ anche l’inspirazione: sono stato più di una settimana con una tosse atroce, che mi impediva di dormire tranquillamente. E ne sono successe di cose, in questo periodo, oh se ne sono successe! Riflettevo poco fa sulle potenzialità del blog: oltre alla possibilità di sfogare ciò che si prova, nell’immediatezza, vi è anche un altro risvolto, forse il migliore. Avere, cioè, nel futuro una descrizione di quello che si provava in passato. E mi sembra davvero simpatica come cosa! Quando da trentenne avrò voglia di rileggere le mie vecchie sensazioni, per esempio, mi basterà digitare l’indirizzo del blog, et voilà. Ho scoperto l’acqua calda, in effetti. Ma è una riflessione che mi ha dato in qualche modo ispirazione, quindi ben venga. O Ben Hur.
In questo periodo mi sento davvero bene. Sono in totale pace e armonia con me stesso e con gli altri. C’è solo qualche piccola delusione, derivata dal rapporto con una certa persona, che mi piacerebbe sanare, ma non è una questione così incisiva. In questa situazione, l’unica cosa da fare è aspettare qualche segno spontaneo. Come sono enigmatico, uhuh.
A scuola va davvero tutto alla grande: pensavo che il quinto anno si sarebbe rivelato difficilmente gestibile, invece si sopravvive benissimo. Ma sicuramente dipende anche dal fatto che siamo ancora agli inizi. La filosofia mi prende sempre di più: forse quest’anno troverò molti più filosofi simpatici rispetto gli anni passati. Il bello è che ogni loro visione in qualche modo si può accordare, tranne casi particolare di contrasto insanabile. E ci sono parti in cui mi ritrovo anch’io: di Kant ho apprezzato il lavoro gnoseologico, davvero organico e per niente contorto, mentre avrei da ridire su alcuni punti della morale, a parte il dovere per il dovere, un bellissimo concetto. Come quello dello streben di Fichte, la tensione verso l’infinito: tutta l’importanza sta nello sforzo, non nel conseguimento dell’agognata libertà. Concetto con cui mi trovo in qualche modo d’accordo, se liberato dalla puzza di Romanticismo: per me non è importante quel che sarà una volta terminata la vita; ciò che conta è il mentre, è il vivere giorno dopo giorno, l’assaporare le sensazioni che si provano in determinati momenti, e l’esserne consci. Forse un po’ Epicurea come cosa, e in effetti mi è sempre piaciuta come filosofia. Anche il mio interesse per la letteratura, italiana e inglese, è aumentato quest’anno. C’è Foscolo, che probabilmente si confermerà l’autore preferito del V anno e di cui condivido moltissime idee. Con Leopardi, invece, la mia stima si ferma soltanto al piano puramente letterario: non metterei mai in dubbio che sia stato un grandissimo poeta (tant’è che L’infinito è tra le mie preferite), ma ho una visione davvero diversa della vita. Non voglio certo banalizzare il suo pensiero, eppure non riuscirò mai a comprendere il suo pessimismo. Trovo invece affascinante il suo pensiero degli ultimi anni di vita: quello che verte sull’utopia solidaristica. Ma il punto di partenza è certamente diverso: non penso che il senso dell’unione tra uomini stia solo nel dover fronteggiare l’empia natura, anche perché io non la vedo affatto così; essa non ha alcuna responsabilità, altrimenti si dovrebbe ammettere una finalità nella vita che non percepisco affatto. Siamo noi a dare un senso alla propria vita, siamo noi a prefiggerci obiettivi che forse realizzeremo o forse no, ma io penso non si debba mai cadere nel pessimismo, in ogni situazione. E, soprattutto, penso che la felicità sia più che realizzabile in vita: è un tema che Bertrand Russell ha affrontato nel suo “La conquista della felicità”, la cui introduzione recita:
Vi rimando alla mia pagina di aNobii, per quanto riguarda i libri.
A metà settembre, ci arriva una splendida notizia: i ragazzi del liceo classico di Santa Maria Capua Vetere, il Cneo Nevio, stanno organizzando una serata, in cui si esibiranno tre gruppi dello stesso classico più alcune guest. I due nuovi acquisti, essendo del Nevio, ci propongono di partecipare, e così è stato. Il Cneo Nevio Rock Fest si sarebbe tenuto il 30 ottobre, a Piazza Bovio, la piazza posta di fronte il liceo. Carichi per la notizia, abbiamo passato due intense settimane a preparare sei pezzi, quando a un certo punto ci arriva la notizia del rinvio della data: il Rock Fest veniva spostato al 5 novembre. Tanto meglio: tempo in più per prepararci. Nel frattempo, grazie alla nostra amica Claudia, siamo anche finiti su Il Mattino, edizione Caserta. E così, anche quel benedetto giovedì è giunto: senza un filo di tensione, saliamo sul palco – siamo stati il terzo gruppo della serata – e…non sarebbe potuto andare meglio. Il pubblico è davvero carico, e ce lo fa sentire, così eseguiamo senza preoccupazioni ogni pezzo. La scaletta scelta è stata:
È stata davvero una serata fantastica. E quello che l’ha resa tale, è stata senza dubbio una cosa in particolare: la presenza di tutti i miei amici, lì. Con una sola, grande assenza che pesava: quella di Bea, alla quale ho però dedicato Live Forever (I think you're the same as me, we see things they'll never see, you and I are gonna live forever). Vederli sotto il palco, tutti insieme, tutti uniti a cantare, è stata senza dubbio la cosa che mi ha reso più felice. Happiness Only Real When Shared. E allora sì, posso davvero, davvero dirmi felice. Perché sono circondato da splendide persone, da ottimi amici. Perché con loro condivido tutto, ogni sensazione, ogni dubbio. Perché grazie a loro il cielo è sempre più blu. E allora, non posso che lasciarvi con “Ma il cielo è sempre più blu”, del grande Rino Gaetano. Keep on rockin!
Rino Gaetano - Ma il cielo è sempre più blu
Chi vive in baracca, chi suda il salario
chi ama l'amore e i sogni di gloria
chi ruba pensioni, chi ha scarsa memoria
Chi mangia una volta, chi tira al bersaglio
chi vuole l'aumento, chi gioca a Sanremo
chi porta gli occhiali, chi va sotto un treno
Chi ama la zia chi va a Porta Pia
chi trova scontato, chi come ha trovato
na na na na na na na na na
Ma il cielo è sempre più blu uh uh, uh uh,
ma il cielo è sempre più blu uh uh, uh uh, uh uh...
Chi sogna i milioni, chi gioca d'azzardo
chi gioca coi fili chi ha fatto l'indiano
chi fa il contadino, chi spazza i cortili
chi ruba, chi lotta, chi ha fatto la spia
na na na na na na na na na
Ma il cielo è sempre più blu uh uh, uh uh,
ma il cielo è sempre più blu uh uh, uh uh, uh uh...
Chi è assunto alla Zecca, chi ha fatto cilecca
chi ha crisi interiori, chi scava nei cuori
chi legge la mano, chi regna sovrano
chi suda, chi lotta, chi mangia una volta
chi gli manca la casa, chi vive da solo
chi prende assai poco, chi gioca col fuoco
chi vive in Calabria, chi vive d'amore
chi ha fatto la guerra, chi prende i sessanta
chi arriva agli ottanta, chi muore al lavoro
na na na na na na na na na
Ma il cielo è sempre più blu uh uh, uh uh,
ma il cielo è sempre più blu uh uh, uh uh,
ma il cielo è sempre più blu
Chi è assicurato, chi è stato multato
chi possiede ed è avuto, chi va in farmacia
chi è morto di invidia o di gelosia
chi ha torto o ragione,chi è Napoleone
chi grida "al ladro!", chi ha l'antifurto
chi ha fatto un bel quadro, chi scrive sui muri
chi reagisce d'istinto, chi ha perso, chi ha vinto
chi mangia una volta,chi vuole l'aumento
chi cambia la barca felice e contento
chi come ha trovato,chi tutto sommato
chi sogna i milioni, chi gioca d'azzardo
chi parte per Beirut e ha in tasca un miliardo
chi è stato multato, chi odia i terroni
chi canta Prévert, chi copia Baglioni
chi fa il contadino, chi ha fatto la spia
chi è morto d'invidia o di gelosia
chi legge la mano, chi vende amuleti
chi scrive poesie, chi tira le reti
chi mangia patate, chi beve un bicchiere
chi solo ogni tanto, chi tutte le sere
na na na na na na na na na
Ma il cielo è sempre più blu uh uh, uh uh,
ma il cielo è sempre più blu uh uh, uh uh, uh uh...
Stai per cominciare a leggere il nuovo post “Se una notte d’estate un blogger” di Pako. Rilassati. Raccogliti. Allontana da te ogni altro pensiero. Chiudi le altre finestre di Mozilla Firefox, o Internet Explorer. Metti lo stato “Occupato” su MSN, ignora le notifiche di Facebook. Prendi la posizione più comoda: seduto su una tipica sedia da scrivania, davanti al tuo computer fisso, o disteso lungo il letto, comodo grazie al tuo portatile. O anche in bagno, perché no? Regola la luminosità dello schermo in modo che non ti afatichi la vista. Fallo adesso, perché appena sarai sprofondato nella lettura e comincerai a bestemmiare per l’odioso font bianco su sfondo nero, ti rovineresti l’umore. Cerca di prevedere ora tutto ciò che può evitarti di interrompere la lettura. Le sigarette a portata di mano, se fumi, il portacenere. Il crocifisso stretto nella mano, se fumi qualcosa di più pesante. I coniglietti rosa e Lucy nel cielo con i diamanti, se vai proprio giù di acidi. Non che t’aspetti qualcosa di particolare da questo post. Ci sono tanti che riescono a scrivere cose nettamente migliori. Ma hai visto sulla home di Splinder che è stato aggiornato questo blog (o forse ti è stato comunicato dall’autore stesso?), e la cosa ti ha incuriosito parecchio, poiché Pako non pubblicava post da un po’ di tempo. Dopotutto, perché privarsi del piacere della lettura dei fatti altrui? Lasciati cullare dalle note di Light My Fire, dei Doors. O forse non ti garba questo pezzo? Se così fosse, puzzi. Ma è questione di gusti, si sa. Se segui questo blog da un po’, sai già dove trovare il lettore: tra l’elenco “Wishes” e quello degli ultimi commenti. Se invece sei un nuovo lettore, vai su e giù con la scroll bar, e ti soffermi prima a leggere i vari elenchi. Scopri così i gusti dello scrittore: cosa ama, cosa non sopporta, che libri legge, che musica ascolta. Dai anche una rapida sbirciatina ai vecchi interventi: ma quello che ti interessa davvero è l’ultimo pubblicato, decisamente più lungo degli altri. Lo leggerai davvero fino alla fine? Chissà. Sarà una delusione? Vediamo. Magari in principio provi un po’ di disorientamento (o, più realisticamente, ti si annebbierà la vista per quel fottuto font bianco su sfondo nero). Ma poi prosegui e ti accorgi che il post si fa leggere comunque, indipendentemente da occhi che lacrimano, è l’intervento in sé che ti incuriosisce: trovarti di fronte a qualcosa che ancora non sai bene cos’è.
Se una notte d’estate un blogger
L’intervento comincia con il racconto della festa di compleanno di tale Pako, che ha compiuto 18 anni lo scorso 20 luglio. Dopo aver passato la notte ad aggiornare il suo blog, mi alzo alle 10 del mattino, al suono della dannata sveglia del cellulare, precedentemente programmata da me. Ho poco da lamentarmi, però: mi aspetta una lunga e frenetica giornata. Do un’occhiata fuori dalla finestra: anche San Tammaro sembra più interessante, oggi. Ahah, no, ho solo più senso dell’umorismo del solito. Faccio un’abbondante colazione, e penso che la vita debba essere vissuta tutta per poterne assaporare il vero gusto. Proprio come i cereali Nesquik: se ne mangi uno solo, sentirai ben poco; ma già un cucchiaio lascia intuire il loro vero sapore. Ammiro per qualche minuto il libro dei Beatles che mi è stato donato, dando una sbirciatina alla sezione testi, soffermandomi in particolare su “Dig A Pony” e “Oh! Darling”, le canzoni che più mi intrippano al momento. Mi fermo poi a pensare che sarebbe davvero bello riuscire a suonare una delle due alla festa, stasera. Ma non è stato possibile provarle e, soprattutto l’ultima, è davvero difficile da cantare (a quanto pare, Paul McCartney ha passato diverse ore a urlare perché gli venisse una voce più rauca, prima di registrarla). Lo sguardo cade poi sull’orologio: si sta facendo tardi, sono ancora in pigiama e quasi sicuramente presto arriveranno i primi parenti semi-sconosciuti a farmi gli auguri. E infatti è stato così. Un telo mare, da due vicine di case. Una fighissima maglia nera, da un’altra che abita nella mia stessa traversa. Regali tutto sommato apprezzabili, insomma. Ma la mia mente è costantemente occupata dal pensiero di quel che sarà la serata: riuscirà bene, la nostra esibizione? Entro quanto gli invitati fuggiranno via? Già, perché toccherà a me cantare, stavolta. Mi rilasso facendo uno shampoo e bestemmiando, come sempre, contro i miei stupidi capelli: mai che vadano come voglio. Mi guardo allo specchio: sono tranquillo, tutto sommato. Ma è ormai ora di pranzo, un pranzo velocissimo: non ho molta fame, considerando la probabile abbuffata di stasera. Stasera, stasera, stasera: non faccio che ripetere “stasera”. Si nota che non vedo l’ora arrivi? C’è da aspettare ancora qualche ora. E, soprattutto, ci sono gli ultimi preparativi da affrontare. Passo il pomeriggio dando una mano ai miei a sistemare tavoli, sedie, festoni e altra roba tipica da festa. Non finirò mai di ringraziarli: mi hanno dato la possibilità di festeggiare a casa, ed è una cosa che apprezzo molto. Non mi è mai piaciuta l’idea di festeggiare in un locale, non saprei dire perché. Sta di fatto che sento molto più intima una festa in casa, circondato da tutte le persone più importanti per me. Anche se stasera ci saranno due grandi assenti.. Ma l’affetto va davvero al di là di ogni limite spazio temporale: una frase molto “Battiato”, devo dire. Mi mancate davvero, Bea e Laura. Il tempo passa davvero velocemente, quando si è presi a fare qualcosa. Sono ormai le 17, ed è ora di sistemare gli strumenti. Suonano al citofono: è Damiano, il nostro bassista. Gli avevo detto di venire prima, così da avere più tempo per provare. Chiamo poi Cuggino, e insieme sistemiamo gli strumenti: la batteria mista montata per l’occasione è qualcosa di incredibile. Sistemiamo tutto al meglio, ottimizzando spazi e evitando che le prolunghe varie siano d’intralcio. Appendiamo poi il telo preparato il giorno prima, con il nome della band provvisoria che si esibirà: “Le Api Libidinose”, dedicato a Bea. Ammiriamo il lavoro svolto, e ognuno si fionda ai propri strumenti. Imbraccio la mia chitarra, accendo l’amplificatore e attacco il jack: sento già una carica incredibile scorrermi dentro. Lo dicevo io, che dovevamo controllare meglio le prese della corrente! “È bello sapere che dove finiscono le mie dita debba in qualche modo iniziare una chitarra”, De André ha proprio ragione. L’acustica, in cortile, è sublime: basso, chitarra e batteria rimangono ben distinguibili, ma l’affiatamento che c’è tra di noi riesce a far amalgamare i diversi suoni. Passiamo un’ora a provare, stando ben attenti agli attacchi iniziali, quelli che nascondono più insidie. Ed ecco che, ancora una volta, il tempo vola via in nulla: sono già le 19, e ho bisogno di un’altra doccia. Lascio Cuggino e Damiano e mi fiondo sopra, dove mi attende un altro pit stop: la cara signora Angelina mi ha portato un altro regalo, un portafogli (mi serviva proprio, non ne avevo ancora uno). La ringrazio, ma devo davvero darmi una mossa. Corro a fare questa beneamata doccia: ne avevo proprio bisogno, dopo questo frenetico pomeriggio. Mi guardo ancora una volta allo specchio: sembro ancora tranquillo. E in effetti lo sono: di cosa dovrei preoccuparmi? La festa andrà più che bene, se sarò quanto più rilassato possibile. Indosso i jeans, la camicia e le mie amate Converse. Sono pronto. Torno giù e –tempo 5 minuti- arriva il primo invitato: Alessandro. Cominciamo a progettare un duetto in “Il mondo prima”, e l’idea mi piace alquanto. Ancor più quando si aggiunge anche Giulio, arrivato poco dopo, che mi propone la stessa cosa: insomma, saremo in tre a cantarla (per essere quanto più fedeli ai Tre Allegri Ragazzi Morti). E così, pian piano arrivano tutti: Enzo e Fabio, rispettivamente il chitarrista e il secondo bassista delle Api Libidinose, e tutti i miei più cari amici. Il cortile è proprio sistemato bene: da un lato, i vari amici, piazzati proprio di fronte alla zona musicisti; dall’altro, i vari parenti. Apprezzeranno quel che suoneremo? Certo che no! Come minimo, ci prenderanno come indemoniati. E non suoniamo neanche metal! Assieme agli ultimi amici arrivati, c’è anche un pacco alquanto grande: lo aprirò a fine serata, però. Ora è giunto il momento che tanto aspettavo: cominceremo a suonare e apriremo con “Nuotando nell’aria”: ecco, i sedicesimi sul charleston, e le prime splendide parole del testo (“Pelle/è la tua proprio quella che mi manca/in certi momenti e in questo/momento è la tua pelle ciò che sento/nuotando nell’aria”). A cantare questa prima parte c’è Anna: collaboreremo in tre, per questo pezzo. Ecco arrivare la mia parte di chitarra, l’arpeggio che seguirà quasi tutta la canzone. C’è poi la parte della “furia elettrica”: scarica la tensione come non mai. E ancora lo scorrere del bellissimo testo (“Nel letto/aspetto ogni giorno un pezzo di te/un grammo di gioia/del tuo sorriso”), in quel punto interpretato da Giulio. Così via, fino alla parte che spetterà a me cantare: dopo uno scambio in Mi di terza, quinta e sesta, e un altro simile in La ecco arrivare la parte che reputo la migliore. Un’ovazione inaspettata mi travolge: quei pazzi dei miei amici s’erano messi d’accordo per applaudirmi appena avrei cantato. La parte finale è proprio la migliore. Chiude il pezzo un altro accordo di Mi maggiore, accompagnato dal crash della batteria. E la prima canzone è fatta. Ringrazio il caloroso pubblico, e corro ad approvvigionarmi: sono infatti arrivati i primi viveri, come pizzette e calzoni. Ho alquanto fame, in effetti. Ma subito mi ritrovo con la chitarra a tracollo: è ora di Valvonauta, altro pezzo che adoro. Apro io, subito seguito dagli stacchi di Cuggino. A cantare ci saranno solo Anna e Giulio, stavolta. La canzone riesce benissimo; c’è anche mio zio, a filmarci. Ha praticamente lavorato da fotografo, tutta la serata. Ormai ogni briciolo di ansia è andato via: niente è andato storto, e l’accoglienza è stata delle migliori. È poi il turno di “Il mondo prima”, che canterò assieme ad Ale e Giulio. Non esagero dicendo che forse è il pezzo riuscito meglio di tutta la serata. Ci dividiamo le parti nelle strofe, per poi cantare a squarciagola il ritornello. Mi è davvero piaciuta, questa esibizione. Seguono, infine, “Help!” e “Live Forever”, gli ultimi due pezzi, cantati interamente da me. I Beatles vengono decisamente apprezzati anche dal parentame: impossibile, dopotutto, che non la conoscessero. Ma è “Live Forever” il pezzo a cui tengo di più: è la mia preferita degli Oasis, con un testo splendido. L’inizio, solo batteria, il tempo portato sulla campana del ride e lo scambio tom-grancassa, e poi il Sol maggiore con il bellissimo “Maybeeee”, che apre la canzone. E così mi ritrovo a cantare queste splendide parole (“Forse non sarò mai quel che ho sempre desiderato essere, ma non è tempo di piangere, è ora di capirne il perché. Penso tu sia uguale a me, vediamo cose che gli altri non vedono, tu ed io vivremo per sempre”). Mi vengono i brividi. E poi lo splendido assolo. Ahh, quanto adoro questa canzone. Si tratta dell’ultima canzone in scaletta: incredibile a dirsi, ma l’orologio segna già le 23.30. Ora è il momento della torta, e delle foto. E della scoperta del regalo, che è stato davvero al di là di ogni mia previsione: un televisore lcd da 19 pollici. I miei amici sono pazzi, dei pazzi! Li ringrazio di cuore, e passiamo gli ultimi momenti della serata tra fotografie, pezzi di torta (spesso dati in faccia a qualcuno) e qualche fuoco d’artificio, che da quel tocco di megalomania che proprio mancava alla festicciola. Ormai fattasi mezzanotte e trenta, saluto i vari amici che pian piano vanno via, e do una mano a togliere le prima cose. La festa è stata stupenda. Una delle serate più belle di sempre. Torno su, assieme ai miei, verso l’una. Metto il pigiama, vado a letto. Spengo la luce, chiudo gli occhi, sorrido e mi addormento, felice. E sogno.
Capitolo II
Hai già letto quasi due pagine di Word e il racconto ti sta piacendo. A un certo punto, mentre tenti di andar più giù e continuare a leggere, ti accorgi che la scroll bar ti riporta allo stesso punto. “È un errore del browser, o un errore di caricamento”, pensi, e non trovi altra soluzione che aggiornare la pagina. Porti il puntatore sul tasto “aggiorna”, aspetti due minuti e…guardi stranito il monitor: dopo aver aggiornato la pagina, il racconto che stavi leggendo prima è scomparso. Quello che trovi adesso ha un inizio totalmente diverso, e sembra non essere minimamente collegato a quello precedente. Provi a tornare indietro, ma il browser ti riporta sempre nello stesso punto. Cosa può essere accaduto? Il proprietario del blog ha rimosso il post mentre lo stavi leggendo, per sostituirlo con un altro? Ti rendi conto che c’è ben poco da fare: anche se quel racconto ti stava davvero prendendo, non puoi fare nulla per tornare a leggerlo. Decidi così che forse vale la pena cominciare a leggere quello nuovo, non senza qualche imprecazione.
Fuori dall’abitato di Mario
Quando c’è da decidere qualcosa, soprattutto se si tratta di posti carini dove passare una giornata, ci si può rendere conto della vera natura dell’uomo: <<Andiamo in piscina!>>, <<Ma no, c’è Ivan qui e ci rinchiudiamo in una piscina? Portiamolo in giro>>, <<Napoli sarebbe un’ottima idea>>, <<Anche
Capitolo III
Sentir parlare di sale, pane e salumi ti ha fatto venire un certo languorino. Anche se il racconto non è ancora finito, decidi di assecondare questa richiesta del tuo organismo e, con svogliatezza, ti dirigi verso la cucina, pronto ad affrontare quel magnetico elettrodomestico che è il frigorifero. Ogni volta che ti ritrovi davanti ad esso, questi ti comunica un senso di rispetto e mistero: non sai mai cosa potrai trovarci dentro. Afferri la maniglia e lentamente apri: ecco la luce accendersi, e mostrarne il contenuto. Noti subito uno di quegli snack tipicamente estivi, e decidi di combinarlo con un bicchiere di tè fresco. Soddisfatto per la rara subitanea scelta, torni al pc, ma lì ti attende una spiacevole sorpresa: il browser ha appena dato errore, e l’unico modo per risolvere la cosa è riavviarlo. Seccato, svolgi l’operazione richiesta, e ti ritrovi sulla tua home page. Digiti nuovamente l’indirizzo del blog, che ti è ormai entrato in testa (l’autore non ha molta fantasia, dopotutto), gesto che è accompagnato da una nuova imprecazione: anche l’intervento di prima sembra essere scomparso, sostituito da uno totalmente nuovo. Quasi cominci a credere all’idea del complotto, o più realisticamente all’idea che l’autore sia un eterno indeciso. Guardi con compassione lo snack e il bicchiere di tè, e decidi che un’altra lettura non può farti del male.
Sporgendosi dalla costa laziale
Stare ad osservare il mare, con l’infrangersi delle onde sulla spiaggia, è una delle poche cose che apprezzo dell’andare in spiaggia, d’estate. Quell’infinita massa di acqua, così ferma e al tempo stesso così mutabile riesce a trasportarmi in pensieri profondissimi, uno dei miei passatempi preferiti. Se poi si è in compagnia, condividerli è ancora più affascinante.
<<È bizzarro pensare che tuffandosi da una certa altezza l’acqua possa essere dura come del cemento>>,
<<Il mare è sempre stato un potenziale killer: basta pensare alla forza delle onde. Ne è stata la prova lo tsunami del 2004, nel sud-est asiatico. Ti rendi conto di quanta forza abbia sprigionato?>>,
<<Ha praticamente raso al suolo l’intera costa, ed è stato così forte da aver leggermente spostato l’inclinazione dell’asse terrestre>>,
<<Dev’essere stato spaventoso, vedere il mare ritirarsi per chilometri dalla costa. Eppure non tutti si sono allarmati, sul momento>>,
<<Considera che una cosa del genere è sempre inaspettata>>,
<<La natura, comunque, può sprigionare un’energia incredibile. L’uomo potrebbe davvero guadagnarci in termini di denaro e di rendimento energetico, se sfruttasse maggiormente le energie rinnovabili>>,
<<Il solo tappezzare il deserto del Sahara di pannelli solari produrrebbe, in un giorno, un’energia tale da illuminare l’intera Europa>>,
<<Pazzesco, pazzesco. E rincorriamo sempre risorse obsolete, semplicemente perché in gioco ci sono interessi economici stellari>>,
<<Ecco, se si riuscisse a ricavare energia dalla brama di denaro degli uomini, avremmo davvero trovato la soluzione ad ogni problema>>,
<<Tornando al Sole, mi chiedevo: cosa accadrebbe una volta spento?>>,
<<Bella domanda. Fa tanto film catastrofico da Canale 5. È chiaro che è una cosa pressoché impossibile: si prevede che il Sole finirà il suo combustibile tra circa 5 miliardi di anni>>,
<<Lo so, lo so. Ma quali sarebbero gli effetti di uno “spegnimento” improvviso, o di una sparizione?>>,
<<Uhm, innanzitutto, visto che la luce del Sole impiega otto minuti per raggiungerci noi continueremmo non solo a scaldarci ai suoi raggi per altri otto minuti, ma anche a girargli intorno come se niente fosse successo: le onde gravitazionali che attraggono i corpi massicci viaggiano infatti anch'esse alla velocità della luce. Solo dopo otto minuti dalla sparizione del Sole piomberemmo nell'oscurità più completa, voleremmo via nello spazio. Se si spegnesse “solamente”, rimarrebbe la questione degli otto minuti per rendercene conto, dopodichè la temperatura scenderebbe drasticamente, fino a -270°, il che farebbe ghiacciare ogni distesa d’acqua. Non so entro quanto le forme di vita potrebbero scomparire, ma non penso in molto tempo. La maggior parte della vegetazione cesserebbe di esistere, visto che è grazie al Sole che sopravvivono. Anche molte specie animali morirebbero in poco tempo>>,
<<Chissà noi esseri umani: saremmo completamente al buio, dunque dovremmo sfruttare ancor più l’energia elettrica. Senza contare la questione della temperatura. Non avremmo molte speranze>>,
<<Al massimo ci si potrebbe rifugiare nel sottosuolo, semmai nelle vicinanze del nucleo>>,
<<Beh, allora comunque vadano le cose, finiremmo tutti all’inferno>>.
Capitolo IV
Questa serie di congetture ti affascina alquanto: prosegui interessato con la lettura, quando ZAC!, la corrente va via. Non puoi non pensare per un momento che si sia avverata l’ipotesi dello spegnimento del Sole. Ma poi ti accorgi che questo non era tra le conseguenze. Imprecando, ricordi che oggi avrebbero cominciato dei lavori di riparazione, nella zona. Non sai quanto ci vorrà, prima che la corrente torni. Sei impaziente, più che mai. E non perché vuoi finire di leggere la storia di prima, ma perché ormai hai capito come andrà a finire anche stavolta: sai benissimo che, una volta acceso di nuovo il computer, ti troverai davanti a un’altra storia, completamente diversa. E una volta tornata l’energia elettrica, la tua previsione si rivela esatta.
Senza temere il vento e la vertigine
Non ero mai stato prima d’ora in seggiovia. La sensazione di stare sospesi a metri e metri d’altezza, sentire il vuoto sotto di me, senza provare alcun senso di vertigine (né essere preoccupato dal vento di tempesta che si stava alzando), tutte cose che non avevo mai provato, prima d’ora. Come ci sono finito, su una seggiovia? Sarebbe bene che io parta dall’inizio. Da un po’ di tempo, viaggiare è diventato uno dei miei passatempi preferiti. L’estate, si sa, può essere davvero molto noiosa, soprattutto se la maggior parte dei propri amici è fuori. È in questi periodi che allora viaggiare diventa una necessità, per staccare dalla quotidianità, per arricchirsi di nuove esperienze, per godere della vista di posti mai visti. Sono stato invitato una settimana a Merano, dal mio caro amico Ivan. L’idea mi piacque fin dall’inizio: l’Alto Adige mi aveva sempre affascinato, e finalmente ho l’occasione di vederlo. 5 agosto, ore 6.30: arrivo alla stazione di Aversa, pronto ad affrontare un viaggio di quasi sette ore: l’arrivo è infatti previsto alle 13.00, ma a Verona. Prima infatti, Ivan mi farà da guida lì, nella città dove studia. L’intercity Aversa-Roma è un treno tranquillo: sono praticamente solo in cabina, e mi dedico alla lettura di “Se una notte d’inverno un viaggiatore”, di Italo Calvino. Sarebbe poi diventato uno dei miei libri preferiti: l’autore riesce a giocare con la letteratura stessa, creando un romanzo che non è un romanzo. Un insieme di storie, che non trovano mai fine. Un libro sul piacere della lettura. Ve lo consiglio caldamente. Arrivo alle
Capitolo V
Una bella vacanza in montagna è proprio quel che ti ci vorrebbe, con questo caldo assillante dell’ultimo periodo. Poi ti volti di 60 gradi, e noti la presenza del migliore amico dell’uomo, in estate: il ventilatore. Un sorriso compiaciuto ti compare in volto: ti avvicini a lui, mostrandoti indifferente e poi Clic! Metti in azione quell’apparecchio miracoloso. Ed ecco che ti senti già meglio, illudendoti che l’aria che ti arriva sia più fresca del normale. Ma un pensiero ti balena in testa. Ti volti di scatto verso il pc, ed è proprio come temevi: il racconto di prima è scomparso. <<Stavolta me l’ha fatta sotto gli occhi>>, pensi, e in effetti è alquanto bizzarra come cosa. Ma, ancora una volta, ti fai prendere da questa sorta di sfida contro l’autore, e cominci a leggere la nuova storia.
Guarda in basso dove l’assenzio s’addensa
<<Cosa prendete?>>
<<Dell’assenzio, grazie.>>
Quel liquido verde mi ha sempre incuriosito. Persino me, una persona che non beve più di un bicchiere di birra, quando è in compagnia. Ma esercita un certo fascino, e soprattutto si trattava di una sfida con me stesso. La bevanda con la gradazione alcolica più alta tra tutte contro me. Chi l’avrebbe spuntata? Dicono che l’alcol sia il nemico dell’uomo, ma non si fugge mai davanti al nemico. Cazzate a parte, mi sono davvero divertito, quelle quattro sere. Stare fino a l’una a chiacchierare, seduti fuori un bar in centro, in compagnia dei propri amici non ha prezzo. Con o senza Mastercard. E poi c’era lei, voglio dire, una goduria anche per gli occhi! Venticinque anni, laureata in farmacia, occhi verdi, capelli castani. Carinissima. Conoscere nuove persone è sempre così interessante. E anche l’altra, giornalista in erba, comunista: mi aspetto di vederla sul Manifesto, al più presto.
<<Ecco, sono 5 euro>>
Il bicchiere che mi portano è riempito quasi a metà: una follia, visto che dovrebbe essere servito in bicchierini, a quanto ne so. E intanto lei canta “Fanno bene, fanno male”. La stimo sempre di più. Lo studio per bene, prima di mandarlo giù: odora di anice. Poi avvicino il bicchiere alle labbra, lo inclino e..who-oo! Diamine, quel che sto bevendo è fuoco? L’esofago è praticamente in fiamme, ma ha lasciato una sensazione piacevolissima in bocca. Accettabile, tutto sommato. O forse dovrei dire accetta-bile? E, ancora una volta, I get by with a little help from my friends.
Capitolo VI
Stavolta non c’è nessun errore: la storia finisce proprio così. Non ti aspettavi qualcosa di così corto e, soprattutto, di così inconcludente. La rileggi, cercando di capire se hai mancato qualche pezzo. Rifletti sulla cosa, e un’idea si fa pian piano avanti nella tua mente. Puoi confermarla solo aggiornando la pagina, operazione che svolgi subito. Ed ecco, la storia è nuovamente cambiata. Questa è totalmente diversa dalle altre, anche in quanto forma: si tratta di un lungo dialogo. Quel che hai voluto confermare era l’idea che l’autore abbia deciso di lasciar scegliere a te, se procedere o meno. Stavolta sei stato tu ad aver aggiornato la pagina, senza che sia successo da solo. Hai, insomma, espresso la chiara intenzione di voler continuare a leggere. O forse tutto ciò, fin dall’inizio, è stata un’enorme serie di coincidenze. Non importa: c’è qualcosa di nuovo da leggere.
In una rete di pensieri che s’intersecano
<<Oh, eccoti finalmente!>>
<<Ehi, ciao. Scusa, stavo finendo di scrivere un nuovo intervento per il blog, sai, ho voluto fare una cosa particolare>>
<<Lo so, lo so. Un intervento ispirato a Se una notte d’inverno un viaggiatore, di Calvino. Come pensi sia venuto?>>
<<A me sembra carino. Ma è stato solo un gioco. Non avevo intenzione di scrivere un capolavoro della letteratura..blogghesca - concedimi il termine. Non aggiornavo da un mese, e visto che sono avvenute diverse cose importanti ho voluto raccontarle in questa maniera. Piuttosto, è stato interessante il lavoro che c’è stato. Non mi aspettavo di essere in grado di scrivere tanto, e di descrivere così bene le mie sensazioni. È stato divertente e rilassante, non mi sono imposto un limite di tempo per farlo. È stato un processo del tutto naturale, è da quasi due settimane che avevo cominciato. Non so, però, quanto potrà piacere ai lettori.>>
<<Beh, dopotutto a te interessa solo che piaccia a qualcuno in particolare, no?>>
<<…>>
<<Dai, scherzo. O meglio, sai bene qual è il motivo di questo incontro.>>
<<Sì, beh…volevo arrivarci gradualmente.>>
<<È quello che disse anche Gesù, durante la flagellazione.>>
<<Ehi, non mettermi in croce.>>
<<Ok, torniamo seri. Ho notato questo tuo grande sforzo nel non accennare minimamente a Lei, durante tutta la stesura del racconto. E ci sei anche riuscito, i miei complimenti. Ma questo non significa niente, poiché è tutt’altro che fuori dai tuoi pensieri. Dunque, se vogliamo dirla tutta, non è pienamente realistico quello che hai scritto.>>
<<Non era mia intenzione neanche quella di scrivere una cosa del tutto verosimile. Anche perché avrebbe annoiato il lettore, non trovi?>>
<<Chissà. Ma sarebbe venuta fuori una cosa “stilosissima”, una nuova Coscienza di Zeno.>>
<<Insomma, in un modo o nell’altro mi sarei ispirato comunque a un Italo, Calvino o Svevo che sia!>>
<<Bando alle ciance, parlami di Lei. Come va?>>
<<Ok, cinque secondi di mente locale. Un bel respiro, e via. Cosa vuoi che ti dica? Mi piace sempre di più, non posso farci nulla. Me ne rendo conto ogni giorno che passa. Mai prima d’ora ho desiderato tanto una persona. Tengo a Lei in una maniera incredibile. Ne sono davvero innamorato, più di quanto pensassi.>>
<<Direi che si vede, anche se ultimamente lo fai notare poco. Quel che posso consigliarti è di non soffocare i tuoi sentimenti verso di lei. Ci staresti irrimediabilmente male, e saresti anche poco sincero verso di Lei.>>
<<L’ultima volta che ho affrontato la questione con Lei, le avevo assicurato che sarei stato un fedele amico, che le sarei stato vicino per qualsiasi problema. Mi diceva che non era un periodo felice, per Lei, e che forse anche per quello non riusciva a darmi una risposta certa, o meglio, non riusciva a provare Amore per qualcuno. Non si sentiva in grado di amare. Invece ultimamente mi ha assicurato che le cose si sono aggiustate, che ha archiviato i problemi, che sta bene, insomma. Ma non ho più affrontato quel discorso. Non so se le cose siano cambiate anche da quel punto di vista.>>
<<Sarò banale ma…perché non glielo chiedi?>>
<<C’è la solita paura di perderla, a frenarmi.>>
<<Eppure mi hai detto di alcuni segnali positivi, no?>>
<<Segnali che potrei benissimo stare a fraintendere, essendo troppo preso da Lei. Pecco di poca obiettività, in questo caso. C’è il fatto che ultimamente si stia facendo sentire più spesso, e molto più spontaneamente. C’è il fatto che si comporti, o finga di comportarsi, da gelosa quando le parlo della tipa venticinquenne. E, soprattutto, c’è quella cosa che mi scrisse dopo una nostra conversazione telefonica. Parlavamo di un tipo che ci provava con lei. Le dissi “Fammi sapere come andrà a finire, con quello”, e rispose “Non penso andrà a finire in alcun modo, con quello. Io sono innamorata…uhm...di te! Ohssì.”. Se non fossi così preso da lei, riuscirei a capire che poteva trattarsi di una semplice frase buttata lì, per scherzare. E invece no, non ha fatto che farmi venire dubbi ancora più stupidi. E se provasse anche lei qualcosa per me? Se, in fondo, in fondo, ma molto in fondo, anche lei provasse le stesse cose che provo io per lei? E se avesse paura di ammetterlo? Ma poi quale paura? Davvero, mi rendo conto di essere estremamente irrazionale..>>
<<Direi che è anche normale che arrivi a pensare a queste cose. L’hai detto tu stesso: sei molto preso da questa cosa, è inevitabile. Ripeto, non hai altro modo se non quello di chiederlo a Lei stessa.>>
<<Sono combattuto tra due opzioni. Dirle tutto e subito, oppure aspettare ancora un po’ di tempo, per avere una visione più chiara della cosa, per aspettare nuovi segnali, positivi o negativi che siano.>>
<<Fammi capire: se poi arrivasse qualcosa a smentire queste speranze che Lei ricambi, in qualche modo, tu non le diresti più nulla? Sarebbe una cosa poco saggia, e anche un po’ da vigliacchi. In questo modo non saresti del tutto sincero con Lei, nasconderesti i tuoi veri sentimenti. Aspettando non faresti altro che alimentare le paranoie e i dubbi. Inoltre, per come la vedo io, non si dovrebbe mai soffocare un sentimento come l’Amore.>>
<<Lo so, lo so. Sono talmente stupido che pensavo che, se aspettassi ancora, rischierei che lei si invaghisse davvero di qualcun altro. Sono un caso perso. Però pian piano mi sto convincendo che sia meglio dirle tutto. Una delle poche cose che stimo di me è la capacità di “buttarmi” subito con le persone che mi piacciono. È sempre stato così, anche se stavolta quel che provo è molto più forte.>>
<<A maggior ragione, devi dirle quello che provi per Lei. Comunque andranno le cose, devi farlo. Oltretutto, non penso proprio che le cose potrebbero cambiare così drasticamente, se Lei ti rifiutasse. Forse ci sarebbe un po’ di imbarazzo, all’inizio. Ma poi tornerebbe tutto come prima. Di una cosa puoi essere tranquillamente certo: Lei tiene molto a te, e te l’ha dimostrato, lo sai.>>
<<Già, e la cosa non può che rendermi incredibilmente felice. È una splendida ragazza: è un genio, vorrei avere anche un grammo della sua bravura nello scrivere. Ha una sensibilità unica, è così attenta alle sensazioni proprie e degli altri. Si pone questioni che la maggior parte delle persone non ha, e questo denota un’enorme coscienza e maturità in lei. Non è mai banale, è una persona speciale. Ed è così dannatamente carina. Un mix letale. Non voglio che Lei. Ecco perché “Dig a pony” non mi esce più dalla testa, con quel “All I Want Is You”. Riesce a farmi sentire così bene.. >>
<<E ride alle tue battute stupide! Non puoi fartela scappare.>>
<<A volte penso che staremmo benissimo insieme, ma l’unico modo per scoprirlo è provare. Fortunatamente, non ho la presunzione di dire che questo potrebbe essere l’Amore della mia vita, sarebbe davvero stupido. Non mi illudo: tra noi potrebbe benissimo non funzionare, e sono ben conscio che nulla è destinato a durare per sempre. Ma a me non interessa nulla di tutto ciò, sono solo perdutamente innamorato di Lei, e farei di tutto, pur di renderla felice. >>
<<La guardai, e seppi con chiarezza, come so di dover morire, che l'amavo più di qualunque cosa avessi mai visto sulla terra, più di qualunque cosa avessi mai sperato in un altro mondo. Ora siamo passati a Nabokov!>>
<<Dai...dico sul serio. A volte ho dubbi sul fatto che tu sappia quello che provo.>>
<<Quante volte devo ricordarti che quello con cui stai parlando è te stesso?>>
Quale storia laggiù attende la fine?
Chiedi, ansioso di continuare il racconto. Ma stavolta capisci subito che si tratta della vera fine. Istintivamente, provi ad aggiornare la pagina, più volte, senza risultato. <<Carino, ma poteva venire meglio>>, pensi, e torni a scrivere il tuo intervento, che presto pubblicherai.
Salve, cari lettori. Oggi, 19 luglio 2009, è il mio ultimo giorno da diciassettenne. Come mi sento? Più che tranquillo. Rimangono ancora diverse cose da fare: provare un'ultima volta i pezzi che suoneremo, addobbare il cortile e organizzare l'impianto audio. Quest'ultima settimana è praticamente volata via. Ma mi rendo conto di stare a scrivere cose così banali che in confronto la Tamaro vincerebbe un premio Strega. Quindi cercherò di rendere più interessante l'intervento, facendo una sorta di resoconto della mia esistenza.
Il 20 luglio del 1991, nell'ospedale di Caserta, nacque tale Pasquale Russo. I suoi genitori lo guardarono, stupiti, pensando: "È uscito dal lato giusto?". Questo pensiero li accompagnò nelle seguenti notti, durante le quali il piccolo essere vivente si distinse nella nobile arte della Frantumazione dei Maroni, con pianti e lamentele che potevano essere placati solo con abbondanti dosi di bastonate. Da allora, il giovane tace ogni volta che passa vicino una quercia. Crebbe molto velocemente, superando presto i suoi coetanei in altezza (e larghezza), e per questo gli venne spesso data la parte dell'armadio (o meglio, dell'intera camera) nelle recite scolastiche. Imparò presto a parlare: indimenticabili i filmati in cui è ripreso ad esclamare cose come "Vafancù" ai vari parenti che gli si avvicinavano per staccargli la guancia. Quello dell'asilo fu poi il periodo più traumatico: una volta depositato dalla madre lì, il giovane inscenava tragedie degne di Alfieri, piangendo platealmente e chiedendo alle insegnanti di farsi riportare a casa ("Tu mi conosci, portami a casa!"). Riuscì a superare questo trauma grazie alla passione per i Power Rangers, che fecero crescere in lui i nobili sentimenti della giustizia e dell'equità. E anche delle tutine aderenti. Diventato ormai un seienne, concedetemi il termine, il giovane cominciò la scuola elementare Edmondo de Amicis. I primi tre anni passarono davvero velocemente: grazie agli insegnamenti della simpatica Maestra Iris, si appassionò incredibilmente alla matematica, diventando il miglior giocatore della difficilissima Gara delle Tabelline. È in questo periodo che gli venne offerta la possibilità di trasferirsi nella Silicon Valley per diventare direttore della Apple, incarico che declinò con un semplice ruttino. Nel frattempo, il ragazzo divenne fan sfegatato dei Biocombat, che lasciarono in lui la credenza che gli animali potessero diventare dei potenti robot: si pensa che fu per questo motivo che tentò di mettere delle pile in un gatto, facendole entrare in quel che certo non era un vAno pile. Furono ancora i Biocombat a stargli accanto quando, all'età di 8 anni, subì una rischiosa e quasi letale operazione alle adenoidi: i genitori raccontano che dopo l'intervento, il ragazzo presentò segni di squilibrio psicofisico dovuti all'anestesia, squilibri che si concretizzarono nella malsana idea di dar da mangiare foglie di menta alle mucche, perché queste, una volta munte, dessero latte e menta. In quarta elementare, conobbe quello che sarebbe diventato uno dei suoi migliori amici: Mario Claudio Tafuri, che già da allora si distinse nella nobile arte dello Scrocco (pare che i due si conobbero per un prestito di un temperino). Dalla loro amicizia nacque un proficuo sodalizio, che diede subito fama ai due all'interno dell'intera scuola: le due diaboliche menti crearono quello che dalla critica viene definito il fumetto più scrauso di sempre, Tito, la storia di un'inverosimile palla che subisce inverosimili trasformazioni, affrontando inverosimili mostri e con un'inverosimile famiglia a carico, formata perlopiù da personaggi lobotomizzati. Storica fu anche la creazione di una casa e una città di Tito, realizzato come progetto ecologico. Ma ecco che anche questi ultimi due anni delle elementari passarono. Il prode giovine si ritrovò ormai undicenne, e spostò i suoi interessi verso la musica e la scienza: è a quest'età che gli venne regalata una piccola tastiera, con il quale il giovane si dilettava in suonate interminabili (che fossero costituite solo dalle prime note dell'Inno alla Gioia di Beethoven, beh, questo è un dettaglio) e un microscopio, con il quale cominciò a sezionare vespe, destinate a un incrocio genetico con dei fanali e della ruote: la celebre Vespa, insomma. La mente del giovane venne poi traviata dalla saga di Harry Potter, saga che gli rimase per sempre nel cuore. Parallelamente, cominciò anche la scuola media, la gloriosa "Raffaele Perla - sezione staccata San Tammaro": fu forse quel "sezione staccata" che fece nascere in lui quel forte senso di indipendenza da ogni preconcetto (o, più verosimilmente, un forte astio verso il proprio inutile paesino). I primi due anni alle medie si rivelarono poi più noiosi del previsto: i compagni di classe che trovò lì non li sentì mai particolarmente vicini - anche perché il sopracitato Mario frequentò una scuola diversa - se non per qualche eccezione (si veda Francesca). Si chiuse quindi nella lettura di diversi classici "leggeri", come "I viaggi di Gulliver", "Il corsaro nero" o "Robinson Crusoe". Fondamentale la presenza di Mario, in questo periodo, con cui condivise diversi periodi di fanboysmo pokemoniano, e di suo cugino nonché vicino di casa, noto ai più come Cuggino. I due passavano pomeriggi interi a cazzeggiare allegramente, incuranti di tutto e di tutti. Ma ecco arrivare il fatidico anno: terza media. Il ragazzo si accorse che, dopotutto, non doveva essere così terribile tentare un approcio con altri compagni di classe, ed è proprio in questo anno che cominciò ad affinare le sue (bell'e inventate) capacità umoristiche: scrisse racconti pseudo-comici, poi fortunatamente andati perduti, e diede alla luce un fumetto geniale con il collega Cuggino. Fu anche l'anno in cui si accorse seriamente della bellezza della lettura, aiutato anche dalla cara professoressa Milizia, ma anche l'anno in cui scoprì quello che sarebbe poi diventata l'origine della sua sfrenata devozione per la Musica: i Beatles. Incuriosito da un cd dalla copertina rossa con un enorme "1" giallo, acquistato dai genitori, il giovane cominciò ad ascoltarlo quasi ogni giorno, pur non sapendo nulla di quel gruppo, per cui nutriva semmai solo una forte simpatia. Col passare del tempo, prese anche l'abitudine di cercare musica grazie a ciò che sentiva in tv: fu così che, poco più tardi, scoprì anche gli Oasis, cominciando a formare una certa coscienza musicale. Tutto ciò chiaramente aiutato dal primo pc che gli venne donato proprio quell'anno. E fu anche l'anno in cui prese una decisione che mai più rimpianse: quella di iscriversi al liceo scientifico. Eccoci così arrivare a settembre 2005. Ora la scuola non si trova più sotto casa, ma in un paese vicino, Santa Maria Capua Vetere. L'impatto è davvero meno traumatico di ciò che pensava. Conosce tantissime nuove persone, che sarebbero poi diventati i suoi migliori amici: Jessica, Marco, Valeria, Ilenia, Yuri, Francesco, e ritrova anche Mario, anche se in un'altra classe. Con questi stringe da subito ottimi rapporti, cominciando a rendersi conto di cosa sia la vera Amicizia. E da quell'anno, fu tutto in salita, o quasi: ampliò enormemente il suo panorama musicale, spostandosi dal rock classico al metal, passando per il punk, il progressive e la classica, cominciò ad amare la materie scientifiche e divenne sempre più cazzone. Fu anche l'anno in cui fece un'importante presa di posizione, tutta da solo: capì di non aver alcun bisogno della religione, di quelle antiche superstizioni che fin da piccolo gli vennero inculcate, e a cui non diede mai tanto peso, se non in occasioni come la Prima Comunione, e cominciò a definirsi ateo. Allo stesso tempo, nacque in lui una coscienza politica, che, inevitabilmente, lo spinse a considerarsi "di sinistra". Conobbe poi tanta simpatica gente, grazie ai mezzi di comunicazione sparsi nel web,; tra questi, quello che sarebbe diventato uno dei suoi più cari suoi suoi amici: tale Ivan, bulgaro giovine di Merano. Il secondo anno al Liceo Scientifico Amaldi fu uno di quelli indimenticabili: è durante quell'anno che gli venne regalata la prima chitarra classica, sulla quale si consumò le dita (si evitino battute scontate), per poi passare a un'elettrica, la gloriosa Squier, acquistata grazie all'aiuto di Marco. E fu proprio con quest'ultimo, assieme ad Ilenia e Francesco, che decise di formare gli Entropia, gruppo formalmente nato durante una lezione di biologia, incentrata sulla termodinamica e sul concetto di entropia, il grado di disordine di un sistema, che fin da subito gli fece sbrilluccicare gli occhi. Ma fu anche l'anno in cui fu colpito, per la prima volta, dalla freccia di Cupido: alla classe si era aggiunta infatti una ragazza, originaria di Monza, una certa Cecilia, della quale si innamorò perdutamente. Nel giro di tre mesi, il ragazzo capì che in fondo non aveva nulla da perdere, e si dichiarò a lei. Inevitabile fu il "palo" (o due di picche, insomma) che prese. Ma il ragazzo mostrò una grande forza d'animo, e si riprese subito, aiutato dai suoi favolosi amici. Anche quell'anno passò in fretta, e forse il fatto che tale Cecilia cambiò poi scuola lo aiutò davvero a mettere una pietra sopra al tutto. Imortante fu l'acquisto della sua amata chitarra elettrica, un'Epiphone Les Paul, da lui amorevolmente chiamata Paula, che divenne ben presto il suo gioiellino. Anche il terzo anno fu davvero bello: strinse sempre di più con i suoi ormai inseparabili amici, inaugurò addirittura una sala prove costruita nella propria cantina, e si esibì con gli Entropia durante una manifestazione al Garibaldi. Fu anche l'anno in cui si appassionò ai viaggi: in primis, la gita di tre giorni in Umbria, che lo divertì davvero, e poi una settimana dallo zio a Bologna, assieme a Cuggino, per smaltire quella che fu un'altra delusione amorosa, stavolta causata da una stupida cotta che prese per una ragazza di Lucca. Da citare anche la sua passione videoludica, che fin da piccolo lo legò a Mamma Nintendo. L'estate 2008 fu caratterizzata da una sorta di "Rinascimento" artistico: oltre la Musica, il ragazzo decise di darsi anche alla fotografia e ancor più alla lettura, leggendo grandi classici come il Decamerone di Boccaccio. Ma, ora come ora, si può davvero dire che è stato l'anno scolastico da poco concluso, quello migliore. È nell'arco di anni 2008/2009 che sono capitate le cose più belle: ha conosciuto tanta nuova gente, incontrato splendide persone, capito di aver amici indispensabili, viaggiato un bel po', letto e straletto di tutto, suonato ogni momento, asistito a diversi concerti, riso a crepapelle, deciso di diventare fermamente astrofisico, riconfermato le sue posizioni politiche e antireligiose, capito che vale davvero la pena di vivere, per quante cose poco carine possano succedere - visto che affrontandola ironicamente e con il buon umore può risultare davvero tutto più facile - e resosi, infine, conto di potersi davvero definire felice. E tutto ciò, grazie a voi altri (e qui dovreste apprezzare questo mio splendido cambio di narrazione: dalla terza persona alla prima, maquantosonobbravo!). Voglio davvero ringraziare tutti ad uno ad uno, perché ogni persona che ho conosciuto e che mi è rimasta amica mi ha davvero arricchito, però non economicamente, purtroppo. Mentre scrivevo questo modestissimo intervento, è già passata la mezzanotte, e ci troviamo dunque in data 20 luglio 2009. Sì, sono ufficialmente maggiorenne. E allora, un grazie di cuore a:
I miei splendidi genitori e mia sorella, che, appena scoccata la mezzanotte mi hanno portato un vassoio con dolciumi e quattro bicchieri per brindare, e mi hanno donato "Antologia dei Beatles", di Ian McDonald, un volume con l'analisi e la spiegazione di ogni loro testo, oltre che la loro biografia. Grazie, di cuore <3
La mia famiglia, in generale, che si è fatta/si sta facendo un mazzo così per organizzare la festa che ci sarà stasera, il regalo sicuramente più apprezzato.
I miei adorati amici: Bea, che è stata praticamente la prima a farmi gli auguri, conosciuta quasi per caso, ma diventata una delle persone più importanti per me; Marco, il primo a mandarmeli via sms, fidato compagno di avventure musicali; Jessica, la mia adorata, la mia prima vera amica, seppur fan di Britney; Mario, amico d'infanzia, che poi mi chiedo chi sia quest'Infanzia; GiovannaBBis, l'unica persona che voterebbe centrodestra a cui voglio bene; Valeria, la mia confidente nonché consigliera per le cose gné gné; Massimo, immancabile compagno di serate fuori, in macchina; Cuggino, forse uno dei pochi motivi per cui non sono scappato da San Tammaro; Ivan, il miglior rifornitore di kaminwurzen, nonché imprescindibile compagno di chiacchierate semi-filosofiche e semi di girasole; Laura, la persona più speciale che abbia mai conosciuto, e con la quale sono davvero felice di aver stretto una bella amicizia; Ambra, la migliore Beatlesofila/musicofila/bassofila che conosca; Gianma, l'unico parmigiano che mangerei e che mi porterei dietro in pratiche bustine salvafreschezza; Ele, la compagna di infinite conversazioni al limite dell'assurdo, su MSN; GiorgiaF, che scrive sempre delle bellissime cose sul blog . E ancora: Ilenia, la cantantA compagnA; Daria, la migliore pianista sull'oceano; Francesco Furma, chitarrista semipro; Yuri, l'amico più omoetero che ci sia; Annarella, la casalese più inoffensiva del mondo; Vincenzo Zotti, compagno interista e miglior giocatore di briscola dell'Amaldi; Simmaco, il bassista dalla frantumata carriera; Francesca Iodice, compagna di sofferenze nel risiedere a San Tammaro; Enzo, il Fenderista più biondo che esista; FEbio, bassista e commesso da Planet Music immancabile; Giorgia, la prima indimenticabile bassista salterina e davvero bassa del gruppo; Damiano, secondo bassista e compagno anch'egli; Livio, un altro bassista (quanti ce ne sono?!) e compagno di piacevoli chiacchierate; Viky, il fidato procuratore di versioni e tastierista esordiente; Antonio Cecere, nuovo ottimo acquisto musicale del Real Mad..no, degli Entropia; Francesca De Razza, altra geniale Beatlesofila; Giulio, cazzone quanto me; Peppe Lovatto, altro tammarese doc; e tutti coloro e colori che avrò probabilmente dimenticato. Grazie ad ognuno di voi, che in un modo o nell'altro siete entrati nella mia vite, e vi siete rubati l'uva. O qualcosa del genere. Beh, ora vado a nanna, ho impiegati quasi tre ore a scrivere questa cosa. A presto, per aggiornamenti post-festa. Keep on rockin!
I limiti della ragione e la ragione dei limiti
“L’uomo si distingue dagli altri animali perché dotato di pensiero”. È questa la frase che da sempre ci viene ribadita quando si cerca di dare una definizione alle peculiarità degli esseri umani. Ma non sarebbe forse più corretto dire che la cosa che ci distingue è la consapevolezza di questo nostro stato? Le età umanistico-rinascimentale e quella illuminista hanno portato una ventata di ottimismo e fiducia nelle capacità dell’uomo, dopo secoli di “buio” totale. È stata sicuramente una brezza salubre, che ha finalmente liberato gli uomini da timori infondati, spesso propinati da poco onesti uomini di Chiesa. Questo ottimismo, però, rischiava di diventare utopia: l’uomo si era quasi messo in testa di essere davvero al centro dell’universo e che con le sue potenzialità potesse comprendere tutto. Dopo l’epoca dei lumi, però, è subentrata un’età, quella del Romanticismo, durante la quale gli uomini si sono rifugiati nelle proprie passioni, decantando la loro inspiegabilità e, addirittura, superiorità rispetto il raziocinio. E non poteva esserci modo peggiore di reagire a quella che fu la crisi della ragione. Bisognerà attendere la prima metà del Novecento perché scoppiasse
Oggi vi lascio con.."Dig A Pony", dei Beatles, canzone quanto mai adatta in questo periodo. Keep on rockin!
The Beatles - Dig A Pony
I dig a pony
Well you can celebrate anything you want
Well you can celebrate anything you want
Ooh.
I do a road hog
Well you can penetrate any place you go
Yes you can penetrate any place you go
I told you so, all I want is you.
Everything has got to be just like you want it to
Because
I pick a moon dog
Well you can radiate everything you are
Yes you can radiate everything you are
Ooh
I roll a stoney
Well you can imitate everyone you know
Yes you can imitate everyone you know
I told you so, all I want is you.
Everything has got to be just like you want it to
Because
I feel the wind blow
Well you can indicate everything you see
Yes you can indicate everything you see
Ooh
I dug a pony
Well you can syndicate any boat you row
Yes you can syndicate any boat you row
I told you so, all I want is you
Everything has got to bejust like you want it to
Because